Si stava meglio quando c'erano i motori V12 e il warm-up la domenica mattina. Si stava meglio quando c'erano Alesi e Berger, quando Mansell portava i baffi, Poltronieri faceva le telecronache e c'erano marchi di tabacco in ogni dove. Si stava meglio ai tempi di Senna, piuttosto che ai tempi di Schumacher. Ma soprattutto si stava meglio quando la gente faceva polemica solo per la Formula 1 e non per le serie minori... quindi, ironicamente, sì, è davvero il caso di ribadirlo, si stava meglio ai tempi di Bruno Senna, piuttosto che all'oggi di Mick Schumacher!
A
l giorno d'oggi, essere un tifoso medio può comportare un certo range di attività impensabili un tempo: commentare qualsiasi avvenimento motoristico con post vari sui social, rispondere a qualunque post altrui, commentare, meglio se a sproposito, ogni articolo letto, ma soprattutto quelli di cui si è letto solo il titolo. A seguire, indignarsi per tutto, scrivere pensieri ai limiti del cyberbullismo, addirittura sotto ai post dei piloti e cercare di litigare con qualsiasi altro essere senziente appassionato di motori.
Tuttavia, sembra prendere sempre più piede la consapevolezza che "dibattere" con veemenza solo sulla Formula 1 sia troppo mainstream e che sia doveroso riservare lo stesso trattamento anche ad altre serie motoristiche importanti. Il problema? Le "serie motoristiche importanti" sono considerate tali solo se ospitanti la Ferrari. Ma niente paura, esiste un modo per ovviare questo criticismo: la Rossa possiede una Junior Academy che offre la possibilità di ampliare i propri orizzonti.
Tuttavia, sembra prendere sempre più piede la consapevolezza che "dibattere" con veemenza solo sulla Formula 1 sia troppo mainstream e che sia doveroso riservare lo stesso trattamento anche ad altre serie motoristiche importanti. Il problema? Le "serie motoristiche importanti" sono considerate tali solo se ospitanti la Ferrari. Ma niente paura, esiste un modo per ovviare questo criticismo: la Rossa possiede una Junior Academy che offre la possibilità di ampliare i propri orizzonti.
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È così che nasce il ruolo da "tifoso da bar virtuale" formato Formula 2, quello che oltre a polemizzare sulla classe regina riversa una marea di critiche anche alla classe cadetta, ai suoi piloti e al resto degli appassionati "moderati". Fenomeno alimentatosi specialmente per la cinquina di elementi appartenenti alla Ferrari Driver Academy presenti nella stagione 2020: si tratta di Robert Shwartzman, Marcus Armstrong, Mick Schumacher, Callum Ilott e Giuliano Alesi, gli unici cinque piloti degni di considerazione da parte dei suddetti ultrà (con grande fortuna degli altri diciassette).
Questi giovincelli stanno cercando di costruire il proprio futuro: Shwartzman è un rookie che guida come un veterano, Armstrong è un rookie che guida come un rookie, Ilott alla sua seconda stagione mostra un miglioramento notevole, Schumacher permane in un progresso più moderato e Alesi... invalutabile. Frattanto, nel meraviglioso mondo dei social, c'è chi punta a glorificarli o a cercare di demolirne l'immagine, appestando il clima tra gli appassionati di una serie storicamente priva di tifoserie determinate.
Abbiamo Shwartzman, il Nuovo Predestinato, colui che un giorno porterà la Ferrari verso il trionfo (sì, Leclerc esiste, ma l'idolatria nei confronti dei piloti in tuta rossa non pare eterna), abbiamo Schumacher Jr., che un giorno dovrà spodestare Giovinazzi (sì, Giovinazzi esiste, ma solo in funzione di stabilire chi, nelle altre serie, sia meritevole del suo volante), poi abbiamo Ilott, che nessuno prende in considerazione perché non si chiama né Shwartzman, né Schumacher, né Armstrong... l'altro figliol prodigo dimenticato come l'Alesi.
Questi giovincelli stanno cercando di costruire il proprio futuro: Shwartzman è un rookie che guida come un veterano, Armstrong è un rookie che guida come un rookie, Ilott alla sua seconda stagione mostra un miglioramento notevole, Schumacher permane in un progresso più moderato e Alesi... invalutabile. Frattanto, nel meraviglioso mondo dei social, c'è chi punta a glorificarli o a cercare di demolirne l'immagine, appestando il clima tra gli appassionati di una serie storicamente priva di tifoserie determinate.
Abbiamo Shwartzman, il Nuovo Predestinato, colui che un giorno porterà la Ferrari verso il trionfo (sì, Leclerc esiste, ma l'idolatria nei confronti dei piloti in tuta rossa non pare eterna), abbiamo Schumacher Jr., che un giorno dovrà spodestare Giovinazzi (sì, Giovinazzi esiste, ma solo in funzione di stabilire chi, nelle altre serie, sia meritevole del suo volante), poi abbiamo Ilott, che nessuno prende in considerazione perché non si chiama né Shwartzman, né Schumacher, né Armstrong... l'altro figliol prodigo dimenticato come l'Alesi.
Sembra ormai passata di moda la convinzione che un pilota, per essere elogiato a tutto spiano oppure screditato per il semplice gusto di farlo, debba prima arrivare a procacciarsi un volante in Formula 1. Questa è la nuova normalità, con polemiche che un tempo non esistevano e che si intensificano in occasione di episodi controversi, tipo la collisione di Gran Bretagna tra i compagni di squadra Prema, Mick e Robert, semplicemente roba all'ordine del giorno in un campionato storicamente da guida poco tranquilla.
A questo, ovviamente, fa eco anche un'altra caratteristica estesa dalla F1 alla F2: chi vince o va a podio è un fenomeno e chi non ottiene lo stesso risultato è indegno del mestiere pilota. Una sorta di "santificazione alternata" basata generalmente su quanto accaduto nell'ultimo fine settimana, vedesi Ilott: un inetto a Silverstone 1, in realtà protagonista di un incidente, un eroe da leader della classifica la settimana dopo, per restare tale anche dopo il successo spagnolo.
Qual è la migliore cura a questa improvvisa malattia? Forse attendere che questa generazione cruciale di piloti F2 si sposti verso altri lidi (siano essi la Formula 1 o altri campionati) sperando che gli eredi siano risparmiati dal tifo extreme. Oppure, eventualità più affascinante del rimpiangere l'epoca di Bruno Senna, che il grande veterano Artem Markelov rinasca dalle proprie ceneri e da dominatore assoluto conquisti baracca e burattini.
Milly Sunshine.
Follow @redf1gp
A questo, ovviamente, fa eco anche un'altra caratteristica estesa dalla F1 alla F2: chi vince o va a podio è un fenomeno e chi non ottiene lo stesso risultato è indegno del mestiere pilota. Una sorta di "santificazione alternata" basata generalmente su quanto accaduto nell'ultimo fine settimana, vedesi Ilott: un inetto a Silverstone 1, in realtà protagonista di un incidente, un eroe da leader della classifica la settimana dopo, per restare tale anche dopo il successo spagnolo.
Qual è la migliore cura a questa improvvisa malattia? Forse attendere che questa generazione cruciale di piloti F2 si sposti verso altri lidi (siano essi la Formula 1 o altri campionati) sperando che gli eredi siano risparmiati dal tifo extreme. Oppure, eventualità più affascinante del rimpiangere l'epoca di Bruno Senna, che il grande veterano Artem Markelov rinasca dalle proprie ceneri e da dominatore assoluto conquisti baracca e burattini.
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