ORARI TV
SKYSPORTF1HD
Giovedi 20 Maggio

Libere 1 Ore 11:30 - Libere 2 Ore 15:00
Sabato 22 Maggio
Libere 3 Ore 12:00 - Qualifiche Ore 15:00
Domenica 23 Maggio
Gara Ore 15:00

DATI CIRCUITO
umero di giri 78
Lunghezza circuito 3.337 km
Distanza di gara 260.286 km
Giro record 1:14.260
Max Verstappen (2018)
ALBO D'ORO PILOTI
VITTORIE
Schumacher, Hamilton 6
Prost, Mansell, Hakkinen 3
Senna, Räikkönen, Alonso 2
Vettel, Verstappen 1
Button, Rosberg 1

POLE POSITION
Schumacher 7
Hamilton 6
Senna 4
Häkkinen, Räikkönen, Rosberg 2
Mansell, Prost, Alonso 1
ALBO D'ORO COSTRUTTORI
VITTORIE
Ferrari 12
McLaren 8
Williams, Mercedes 7
Lotus 6
Red Bull 3
Renault 1

POLE POSITION
Ferrari 13
Mercedes 9
McLaren 8
Williams 6
Lotus 5
Red Bull 2
Renault 1
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“Charles Leclerc”
• Formula 1 • Un ragazzo di Monaco, Principato


Il titolo di questa prosa sembra avere un sapore di quelli antichi. Due parole che sembrano avere un'aura di celebrità, di storicità, nonché di gloria. Volendo, un suono poetico, che cela, semplicemente, il nome di un giovane agli albori.


Charles Leclerc. Un ragazzo di Monaco, Principato, un quasi ventenne. Giovanissimo nei connotati, decisamente meno nello sguardo. Occhi talvolta vitrei, impenetrabili, che hanno conosciuto, di già, la sciagura di aver perso un padre, finanche un padrino. Di Leclerc un suo collega pare dicesse, più o meno: "Charles è il Campione del futuro, non io...". Pensieri pervenuti dall'animo più puro ed onesto che si sia affacciato, forse, nell'intera storia della Formula 1 da me vissuta. Quell'uomo era l'amico, padrino, Jules Bianchi.

Il giovane monegasco rappresenta il fiore all'occhiello della Ferrari Driver Academy. Un talento di cui tutti sembrano essere innamorati per le immense qualità espresse nel campionato F2 di quest'anno. Pole a ripetizione, rimonte incredibili, sorpassi esaltanti, vittorie schiaccianti. Un palmares di presentazione davvero imponente. Numeri fuori media, come dai tempi di Hamilton e Rosberg non si vedeva nella categoria propedeutica. Un pilota che, naturalmente, tutti vorrebbero al fianco di Vettel in Ferrari dal 2018.

L'alternativa Leclerc è validissima per la Rossa. Ha assunto fattezze più ampie di un semplice investimento per il futuro. Il ragazzo dimostra di essere abbastanza pronto per stare nel gruppo degli eletti, dei migliori piloti al mondo. Di contro, quel background necessario per conoscere, gestire in pieno controllo, la mole di variabili presenti in una monoposto di F1, in parte manca. La F2 è soltanto una vetrina, una dimensione utile, ma non necessaria. Girare come un'ira di Dio nei test con la Rossa, è altrettanto. Tutt'altra valenza è fare parimenti in un vero weekend di gara. Il tutto si può ridurre ad un discorso di livello di sensibilità che, attualmente, è relativamente sufficiente per affrontare le sfide imposte dalla massima serie.

Per questo, un impegno Leclerc-Ferrari 2018 potrebbe risultare prematuro, rivelandosi alquanto dispersivo. Un percorso di formazione in pista, pur breve, che in questo momento storico della Ferrari costituirebbe un lusso non contemplabile. Non trattasi di mancanza di coraggio in quel di Maranello, bensì di rispetto e protezione per un ometto impegnato nel tenere a bada scalpitanti ambizioni personali, nel filtrare titaniche aspettative altrui. Trattasi, di privilegiare la concretezza, la consistenza in pista. Due entità complementari, ottenibili solo dalla più navigata esperienza nella loro accezione più fisica.

Il talento è la base di partenza, il biglietto da visita. L'unica dote innata. Il resto, va costruito, nel nome della costanza in pista, della continuità di risultati. Il tutto, anteponendo sempre i sentimenti nobili, principalmente l'umiltà ed il sacrificio, a quelli più materiali ed istintivi, superbia ed egoismo in primis.
La pazienza, come l'intelligenza, sono le virtù dei forti, e Charles è un giovane coscienzioso, rapido di mente, apparentemente abile nel leggere ciò che lo circonda. Di concerto, urge la disputa della sua prima stagione in F1 con un ingresso diligente, lontano dai "riflettori rossi". Leclerc ha bisogno di compiere l'opera definitiva, di completare la sua preparazione, la sua crescita caratteriale e professionale, con la massima calma e serenità.
In suo potere ha solo la facoltà di gestire il tempo, di pianificare i passi, utili, per ultimare la trasformazione da promessa a Campione. Tappe fattibili in ogni dove, in dolce attesa che la Rossa gli affidi i suoi destini iridati. Più in là.

I record di precocità lasciano il tempo che trovano. Costituiscono, senza il giusto seguito, semplice materia da dimenticatoio. La sua riconoscenza, per chi lo sta "mettendo al mondo", di certo, non resterà ignorata, qualora intatta.

Gianluca Langella.
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“Sogno di mezza estate”
• Formula 1 • GP di Ungheria: Ferrari, che risposta!


Giunti alla pausa estiva, la Ferrari dà una fantastica risposta a tutti gli scettici, i detrattori di turno. Una inaspettata doppietta che dirada molte nubi, che dissolve molti veleni. Una ventata di Rosso che spazza gli affanni degli ultimi GP, una gioia che restituisce quella speranza di inizio anno in tutta la sua magnificenza.


I due Cavalieri del Cavallino trovano in quel dell'Hungaroring un weekend idilliaco. Entrambi in palla stratosferica, oltre ogni più rosea aspettativa. Un tandem pienamente affiatato, sincrono, come solo la migliore coppia di tuffatori sa essere. Una ispirazione venuta da chissà dove, come, e perché, che ha regalato a loro stessi, e a tutti noi, poi, una bellissima Domenica di fine Luglio.
Un sogno di mezza estate che riprende corpo in tutta la sua verosimiglianza, buono per rinvigorire quella calda cupidigia iridata che, dall'esordio strabiliante della SF70H, ha pervaso tutti i Ferraristi di ogni dove.

Una SF70H che, sull'asfalto più caldo del mondiale, è stata alla stregua di un orologio svizzero. Una macchina ideale, che ha oltrepassato qualsiasi limite di perfezione assoluta possibile o immaginabile. Una sorta di leonessa ferita, viste le restrizioni FIA, che ha trovato immediatamente la leggiadria di rilanciarsi con tutta la sua veemenza, con tutta la sua regale forza. Una Ferrari che ha, sì beneficiato del tracciato ungherese, ma che senza gli aggiornamenti, soprattutto al fondo, difficilmente avrebbe ritrovato il suo magico assetto, quel distinto equilibrio. Un processo di ricostruzione e sviluppo che sembra dare buoni frutti, quantomeno, garanzie di una tenuta prestazionale relativamente una solidissima avversaria come la W08.
La Gina coadiuva il tutto, aiutando, notevolmente, i tecnici a concepire linee di sviluppo valide, a trovarne di nuove, se necessario. Un gioiellino di ingegneria, nato benissimo, la caratteristica primordiale senza la quale la doppia doppietta d'Ungheria non si sarebbe potuta mai concretizzare.

La congiunzione riguarda il lavoro magistrale e maniacale di Vettel e Raikkonen che, oltre gli episodi sfortunati, sembrano procedere di pari passo verso l'obiettivo comune di provare a riportare le corone iridate a Maranello. Incuranti delle effettive gerarchie, delle critiche, della solita smisurata pressione che orbita sulla Rossa, di giornate negative, di giornate straordinarie. Una unione di intenti che sembra rafforzarsi sempre più, che ha prodotto le eccezionali prestazioni espresse nel "kartodromo" della Formula 1. Due interpreti della beneamata SF70H che stanno esprimendo il loro enorme patrimonio velocistico. Due Campioni che stanno dimostrando quanto sia fondamentale l'esperienza per condurre questa efferata guerra, una lotta dura, almeno, tanto quanto quella Schumacher-Hakkinen del lontano 2000.

Forse, tante belle parole di un sognatore irriducibile, di un cuore totalmente rosso che gioisce per una giornata, di certo, memorabile. 
Forse, idee relativamente lontane dalla realtà, idee fragilissime vista l'aleatorietà, principe, che contraddistingue questo mondiale. Forse, le idee più belle che questa Ferrari 2017 doveva infondere nell'animo dell'intero Popolo Rosso che, incondizionatamente, vive per lei.

Gianluca Langella.
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“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP di Ungheria 2017


Pagelle qualifiche da Budapest. In una pista come quella dell'Hungaroring, la Ferrari piazza una stupenda prima fila al sabato del GP di Ungheria 2017.


Piloti

Daniel Ricciardo - 7

Il buon Danielone d'Australia arriva a qualche millesimo dal cagnaccio Olandese. Una buona qualifica, consistente, nei limiti della sua vettura. Un FP3 monca per lui, visto l'ammutolimento della Bibitara #3. Ricciardo recupera di qualifica in qualifica, trovando quel quid che sentiva di avere da ieri. Un fondo nuovo messo anche al compagno, la variabile, probabilmente non prevista. In generale, ha migliorato molto l'affiatamento con queste nuove monoposto. Più costante, vicino quando arriva dietro, un grandissimo pilota, sempre. Bruciano quei millesimi, e come, soprattutto dopo alcune dichiarazioni sembrate troppo ottimistiche al Venerdì. Tenace.

Max Verstappen - 8

In purgatorio apparente ieri, vista la scelta di non dotarlo degli aggiornamenti. In paradiso oggi. Pronti, via! Vola col nuovo fondo, come, e meglio del compagno, che lo aveva già dal Venerdì. Fantastico, sicuramente, di un pelo davanti. Abbastanza vicino ai top Team, una ipotetica mina vagante nelle prime due qualifiche. Una spinaccia nel fianco di chiunque, per fortuna relativamente spuntata in Q3. Una bella lotta, più che altro, contro il lato adiacente del box. Una grandiosa prestazione, non solo qui, quasi ovunque. Uno pronto a trafiggere chi gli è finito subito davanti in griglia di partenza. Pericoloso.

Lewis Hamilton - 6

Dopo l'imbarazzante dominio in patria, lo si aspettava in versione schiacciasassi ungherese. Qui dove, quasi sempre, ha mostrato di avere un feeling eccelso, forse il suo miglior circuito. Un Hamilton che le prende anche dal sottovalutato Bottas, in continue blaterazioni riguardanti Pirelli Quadrate montate sulla sua vettura. Un litemotiv che non convince, sebbene sbandierato alle interviste post qualifiche, senza ritegno. Un Lewis che deve guardare Vettel li davanti, ma deve stare molto attento a quell'Olandese che gli parte subito dietro. Una qualifica, in realtà, un tantino sotto le aspettative, vista una W08 molto in palla. Vibrante.

Valterri Bottas - 8

La parte Finlandese del box Mercedes continua a fare il lavoro sporco. Sempre lì, di riffa e di raffa, in zona per lottare per punti pesanti, per dare fastidio. Una prestazione convincente, soprattutto se venuta all'Hungaroring, terra principe di conquista del compagno di colori. Un Bottas in trend costante, positivo, che deve aiutarlo a pensare di non essere, poi, un semplice secondo. Un Bottas da riconferma, che con quella faccia d'angelo, inganna. Ha occhi furbi, pazienti, di chi ha fame. Uno dal quale, tutti, devono iniziare a guardarsi. Duro.

Kimi Raikkonen - 10

Il problema è che, a volte, ti fa dimenticare quello di cosa sia capace di fare. Più di tutto, quello che è stato capace di fare. Il Kimi di oggi, come un po' quello degli ultimi cinque GP, è quello buono. Uno col piede pesante, anche alla sua veneranda età. Uno che si sentiva di avere la Pole odierna nel piede, incazzato con se stesso per uno stupido errore nel T2. Un Raikkonen molto sereno, rispetto al recente passato in Rosso, ed in questo l'altra parte del box, forse, ha qualche merito. Un pilota che è pur sempre un Campione del Mondo, un dato di fatto che nessuno potrà mai obiettare. Una prestazione inaspettata, una bella risposta a chi lo vuole fuori, che nella tara con gli episodi negativi, vale la riconferma 2018. Senza ombra di dubbio. Stupido?!.

Sebastian Vettel- 10

Un disastro in Inghilterra, un iradiddio a Budapest. Un Vettel in versione, finalmente, Red Bull. Sempre davanti per l'intero sabato, tranne nel Q2, dove aveva optato per un solo tentativo. Un tempismo perfetto nel presentarsi fortissimo dove l'avversario è pressoché imbattibile. Una guida sublime, apparentemente facile, un piacere per la vista. Un giro famelico per velocità e capacità di concentrazione. Un lavoratore implacabile, instancabile, in questo, il vero Fenomeno. Un incassatore per antonomasia, nonostante le sue facce appaiano oltremodo espressive. Un pilota che non si lascia impressionare da se stesso, un uomo meritevole della fama conquistata. Un Campione straordinario quando il gioco diventa sempre più duro. Perfetto.

Team

Red Bull - 7

Su una pista da alto carico, non particolarmente lunga, la Red Bull ha fatto una onesta figura. Un distacco contenuto dalla prima fila, irrisorio nei confronti della Mercedes. Una prestazione complessiva convincente, quasi muscolosa. Una squadra che, ripeto fino alla noia, quando parla meno sembra recuperare smalto. Il paragone comunque non regge con la W08 e la SF70H, troppo il ritardo, anche di Power Unit. Ancor più complicato risulta raddrizzarsi quando i Top sfornano continuamente aggiornamenti, per lo più, felici. Tutto sommato un lavoro produttivo, che li pone ancora a distanza, ma che li consolida notevolmente su tracciati del genere. Convincente.

Mercedes - 8

La Mercedes in terra magiara ritorna sulla terra. Uno slancio proveniente dall'ultima strabiliante affermazione, che è parso esaurirsi improvvisamente. Una pista nemica. Non proprio, per una W08 all'altezza, magari non particolarmente a suo agio con le altissime temperature ungheresi del periodo. Una squadra che non molla alcun osso, sempre nei paraggi, cresciuta sensibilmente quando c'è da far viaggiare la monoposto in configurazioni aerodinamiche da alto carico. Una Mercedes che avrebbe dovuto schiacciare gli avversari per mettere la freccia ed involarsi verso i titoli iridati con più agio, forza e decisione. Il ché, non è del tutto avvenuto, vista una concorrenza ferita, apparentemente più che in ripresa. Arginata.

Ferrari - 10

La miglior monoposto in qualifica, oggi, è stata la SF70H. "Un Ferrari", come maldestramente definito da Vettel, che ha confermato i favori del pronostico, divenuti, dopo Silverstone, quasi un sogno. Favori concretizzati dalla revisione del fondo occluso dalla Federazione, la zona della monoposto, fondamentale, per andar forte con il nuovo regolamento. Una revisione che ha dato buone risposte, visto che, il T2 ungherese, non è propriamente definibile soltanto come un settore da altissimo carico aerodinamico. Per cui, un risultato gaudente, non scontatissimo come molti volevano far pensare. La riprova è data da una W08 che, nel semi-budello più torrido del mondiale, non è assolutamente affondata. Un lavoro eccezionale che restituisce una Ferrari tosta, pronta, capace di reagire. Soprattutto, capace di pianificare utili sviluppi, che una monoposto nata bene, come la SF70H, rende molto più semplice simili compiti. Una bella giornata, oggi, da onorare con una grande Domenica. Imperturbabile.

Gianluca Langella.
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“Noia rampante”
• Formula 1 • GP di Monaco: Da Schumi a Vettel


Di Doppietta in Doppietta. In mezzo, sedici anni vuoti di gloria per la Ferrari sulle stradine del Principato. Anni difficili, episodi controversi, un destino avverso. Da Schumi a Vettel. Due piloti tedeschi legati a distanza, chiamati entrambi al compito di riportare l'iride in quei di Maranello. Due uomini legati da riconoscenza reciproca, Schumi l'idolo di Vettel, Vettel il predestinato di Schumi.


Finalmente quello che era ormai divenuto il tabù monegasco è stato sonoramente sfatato. La Ferrari sognava il gradino più alto del podio, lì, da troppo tempo. Ma oggi la bomba SF70H, nome in codice Gina, ha sbancato con immensa facilità Monaco. Non per fortuna nel gioco, semplicemente per le sue straordinarie qualità, ormai accertate, su ogni tipologia di tracciato, in ogni condizione climatica e con ogni combinazione di compounds Pirelli. Una prestazione strabiliante, nel posto più strabiliante al mondo. Vittoria senza se e senza ma, su tutta la linea. Una dimostrazione di forza che ha lasciato solo le briciole agli avversari più diretti. Una piacevolissima noia Rossa, così come in quel GP di Monaco 2001, così come nel quinquennio imperiale. Aria fresca, pulitissima, aria buona, come da tempo non si riusciva a respirare.

Di contro una leale battaglia tra Ferraristi, Kimi vs Vettel, in ordine di partenza. Il mondo alla rovescia, quando Rosberg ed Hamilton avevano l'agio di potersi scornare in pista vista l'inesistenza di rivali per la Mercedes. Fino ad oggi, 2017, dove la Ferrari ha dettato il passo nelle prime sei gare, imponendosi come la squadra di riferimento, con la monoposto da battere, col pilota nettamente più forte.

Ecco che Kimi non dovrebbe mostrarsi amareggiato. Vettel è stato complessivamente il pilota migliore di tutti, riuscirlo a mettere in difficoltà ha già un valore immenso. Kimi avrebbe meritato la vittoria per tutto l'impegno, forse inesistente per i più, che profonde in Ferrari dal suo ritorno. Per questo, ha il diritto di mostrarsi amareggiato da qui all'eternità. Platealmente, il Finlandese Rosso, ha perso la gara per i giri mostruosi di Seb, prima della sosta. Cosi come Schumi ha vinto tantissime volte, con la modalità corretta del sorpasso ai box. Overcut? Ok, chiamiamolo così, oggi. L'undercut è artificiale, quindi scontato, per nulla spettacolare.

La Ferrari ha fatto un elegantissimo gioco di squadra, forse accordato nella notte, dicendo ai due piloti di tenersi in zona. Può darsi.
Allo stesso tempo una mossa anomala costringere Seb a montare il teatrino dell'overcut, su quelle stradine che non perdonano il minimo errore, rischiando di concludere i giochi in un disastro. Una eleganza scellerata, stona non poco.

Forse, più semplicemente, la SF70H #7 era più esigente sulle coperture viola per scelte di assetto, e la prova è da ricercare nella condotta delle qualifiche del pilota di Espoo. Al primo giro lanciato ha realizzato il tempo utile per la Pole, ad ogni tentativo. Il contrario di Vettel, che ha impiegato sempre qualche giro in più di preparazione. Forse questo, al netto dei doppiaggi, spiega la differenza di ritmo nella decina di giri precedenti l'unica sosta dei due Ferraristi. Di conseguenza, in parte, l'esito della vittoria monegasca. Di certo, la controprova non c'è. Anche perchè, oggi, è più complicato discernere codeste dinamiche.
Ma Kimi c'è! Ed è in trend positivo, sta recuperando sul ritmo gara, è vicino. Se non mollerà le briglie, saremo lieti tutti di festeggiare una sua nuova Vittoria in Rosso.

La Doppietta Ferrari deve solo far gioire, e non dividere, in quanto il muretto del cavallino è stato correttissimo con entrambi. Stavolta è andata cosi, ha vinto il più preparato ai 78 giri della gara. Ha vinto il pilota che sta dominando questo primo scorcio di campionato. Ha vinto il pilota che, finalmente con delle vere Formula 1, ha fatto, fin qui, la differenza. Ha vinto il più duro, il mai domo di successi. Ha vinto l'uomo che, nell'essenza, più ricorda Schumacher da vicino, vicinissimo.

Gianluca Langella.
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“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP di Monaco 2017


Pagelle qualifiche da Monaco. Un sorprendente Kimi Raikkonen riporta la Ferrari in pole position al GP di Monaco 2017, una prima fila tutta rossa.


Piloti

Lewis Hamilton - 2

Hamilton a Monaco preferisce guardare le terrazze monegasche, che si affacciano lungo il tracciato, piene zeppe di donne in costume. Tant'è che trotterella per la pista, con la sua W08 #44, tra un settore tirato ed uno a passeggio. Solo all'ultimo della Q2 si mette sotto per fare il tempo, ma ballando, nei primi due settori, solo sul taglio della decima posizione. Poi Vandoorne lo affonda definitivamente. Intruppato Lewis come in Russia, ma stavolta la fa ancor più grossa. Grave che affermi di non averci capito nulla della sua monoposto. Scuse, balle, "blaterazioni" in riferimento al "coso", Bottas. Impreparato.

Janson Button - 7

Manca solo Rosberg all'appello. Button torna per sostituire Alonso, e dopo alcuni mesi di pensione, proprio a Monaco, con quella McLaren, centra la Q3. E già, chissà Alonso dove sarebbe arrivato. Intanto, oggi, non c'era lo Spagnolo a dover portare in alto il team di Woking, ma Janson. Un grande Campione che dimostra il suo grandissimo valore sulla pista dove tanti grandi in passato non hanno mai incantato. Prestazione comunque da buttare al vento, sempre per i soliti guai Honda. Il buon Janson ha già fatto la miglior figura possibile, conterà relativamente il risultato di domani. Campione.

Daniel Ricciardo - 6

Come in Spagna, Daniel si prende 5 decimi dal fortissimo Verstappen. Un distacco che, su un tracciato così corto, ha molto più peso. Anche pensando alla Pole conquistata l'anno scorso dall'Australiano, in barba alle super Mercedes W07. Un po' anche più sfigato sul piano affidabilità, quest'anno gareggia spesso nell'ombra, anche delle telecamere. Di certo, avrà gli attributi per risalire, compito che all'apparenza sembra divenire sempre più arduo. È dura lottare con un altro Fenomeno, ma Daniel deve assolutamente cercare di arginarlo. Occultato.

Max Verstappen - 8

Non smette di volare l'Olandese della Red Bull. Freddo, cinico, tremendamente veloce ed efficace nella guida di una RB13 ancora lenta. Un gran bell'andare tra le stradine del Principato, dove mostra la classe cristallina di chi vale tanto quanto i primi della categoria. Considerando l'età, l'esperienza, il cambiamento regolamentare, la stoffa di Max ha davvero dell'incredibile. Gli allineamenti caratteriali in continuo progresso, sotto la soglia di buffoneria e superbia, lo iniziano a proiettare in una dimensione, che in prospettiva, può essere irraggiungibile per chiunque. Fuoriclasse.

Valterri Bottas - 9

Il "coso", alla guida di una W08 inguidabile tra i guard-rail di Monaco, arriva a soli 45 millesimi dalla Pole, ed a 2 millesimi dalla seconda piazza di partenza. Zitto, visiera imperscrutabile, testa bassa, tira fuori un giro alla morte, ridicolizzando il tre volte Campione del Mondo suo compagno di livrea. Il gregario che, tanto come in Russia, fa la prima guida, ergendosi al ruolo di anti, sia della Ferrari che del piagnucolone Hamilton. Un pilota che, quando era alla Williams, è sempre apparso incompatibile con l'asfalto monegasco. Una prestazione che può far preludere a cosa fosse stato capace di fare, un certo Rosberg, con una comunque difficile W08. Concreto.

Sebastian Vettel - 9

Il caro Tedesco di Heppenheim è stato sempre in Pole fino alle qualifiche. Facciamo che, troppo tardi, si sia accorto che l'altra Rossa fosse in Pole. Un Seb velocissimo, fortissimo, in perfetta sintonia con la sua Gina sulla tortuosa pista di Montecarlo. Il tutto senza riuscire a raggiungere la gloria sperata, con la Pole persa di un soffio. E soprattutto rischiando di subire la beffa di giornata, per un pelo non le ha prese anche dall'altro di Finlandia. Uno scenario non previsto da Vettel, da tutti, forse increduli nel considerare la SF70H, col numero 7, papabile per la conquista della Pole. Basito.

Kimi Raikkonen - 10

Ritorna il Kimi di Russia, quello avvezzo agli automatismi del Poleman. Un Kimi che per tutto il lavoro che ha svolto, dal suo ritorno a Maranello, meriterebbe ben altra considerazione e rispetto, da tutti. Un Kimi tipo quello di Silverstone 2004, come non si era mai più visto. Avanti anni luce, rispetto al compagno di squadra, nella facilità, nonché rapidità, nel fare il tempo al primo giro utile. Il risvolto della medaglia, Kimi che fa il Seb, e Seb che fa il Kimi. Increduli tutti, in questa eventualità, divenuta la verità più assoluta. Un Raikkonen che vola, dispensando lezioni di guida. Dimostrando, purtroppo per lui, che quando esprime tutto il suo potenziale, è uno fuori media, contro cui è difficilissimo misurarsi. Irraggiungibile.

Team

Red Bull - 6

I bibitari se la cavano sulla pista più corta del mondiale. Rosicchiano qualche altro decimino in qualifica, ma soprattutto, devono osannare le doti del loro pilota più giovane. Passi avanti che tardano a venire, ancora una volta, anche alle seste qualifiche dell'anno. Una squadra che non ha mordente, se non quando i vari Marko, Horner e Newey del caso, prendono a sparare fandonie verbali, risultando pietosi e divertenti, ormai. Personaggi che iniziano a fare lo scarica barile, relegando in sofferenza Ricciardo. Una squadra in cui il solo Verstappen riesce a preservare il suo valore. Una barca che sembra stia lentamente affondando. Devastata.

Mercedes - 7

Come per la Red Bull, il tappo di Spagna salva la stella a tre punte dalla disfatta. Una Mercedes capace di una immensa forza di sviluppo che tra le stradine di Monaco è valsa il nulla. La coperta è ancora corta, qui cortissima. Hanno forse peccato di presunzione pensando di potersi permettere qualsiasi concetto di monoposto. Stanno sbattendo contro un muro Rosso davvero duro da abbattere. La strada è tutt'altro che in discesa in quanto il loro rendimento in pista è troppo altalenante. Se i guai sono di natura telaistica è dura rimediare. Al momento, è l'accoppiata pneumatici-circuito a sancire la competitività della W08, relegando, nelle mani di altri, le loro concessioni di vittoria. Disagiata.

Ferrari - 10

Sulla Luna, dopo le qualifiche di Monaco, ci arriva la Ferrari. La perfezione fatta a monoposto. Una poesia recitata in traiettorie non replicabili da nessuno. Dolci autografi sui guard-rail del Principato che testimoniano la superiorità della SF70H. Una vettura bellissima nell'estetica, tanto quanto in velocità pura, una delizia per la vista. Le piscine sono parse linea retta per le Ferrari. Una Massenet condotta a mo' di curvone Blanchimont, una Antony Noghès domata con una precisione incalcolabile. Un cannone, la Rossa, in trazione da ogni curva lenta. Una prova straordinaria, quella di oggi, di una Ferrari davvero da incanto. Stellare.

Gianluca Langella.
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“Affanni vincenti”
• Formula 1 • GP di Spagna: Una gara d'altri tempi


Sulla pista dei test è andato di scena un gran premio quasi di altri tempi. Una gara fisica in tutti i sensi, con Rambo sulla Ferrari e una "partoriente" sulla Mercedes. Hamilton ha vinto in affanno, nel senso fisico del termine.


Meno in riferimento al rendimento delle due monoposto migliori del lotto. L'oltre, le uniche Ferrari e Mercedes arrivate al traguardo, consiste nella quasi intera pista di distacco rimediata alla bandiera a scacchi da tutti gli altri. Nonostante, dicono, Sir Mateschitz abbia optato per una revisione di bilancio per finanziare lo step evolutivo di Spagna della sua Red Bull RB14. Ah no RB13, conta comunque poco.

Il Vincitore è Seb Vettel, per averle suonate in pista, con la clava, alle due Mercedes, facendo sempre tutto benissimo. Il perdente è la Ferrari che, in un weekend di affanni, all'apparenza non prestazionali, conduce dal muretto, sempre all'apparenza, un GP con meno lucidità del proprio pilota. Tant'è che la Gina #5 è stata palleggiata da Bottas, che diciamo tentava la strategia ad una sosta in meno, e la virtual safety car. Una specie di ping-pong dove Hamilton, continuamente in respirazione da contrazioni, ha trovato la quadra per vincere la gara vera, quella dei punti. 

Alla fine l'astronave Mercedes ha salvato la faccia. Dopo la moltitudine evolutiva portata in Spagna, dopo le qualifiche conquistate di un soffio, dopo la partenza è le tranvate di un Vettel stoico, il rischio di essere considerati i fessi di Spagna è stato altissimo. Le condizioni domenicali della pista non hanno creato patemi agli pneumatici Pirelli, qualcuno degli altri ha condotto stint molto più lunghi con le soft. Del resto l'aver condotto su questa pista i test prestagionali deve pur aver contato qualcosa per tutti. Da questo punto di vista i vantaggi del nuovo pacchetto Mercedes, in chiave gestione pneumatici, sono difficilmente riconoscibili. La Power Unit Mercedes nuova di Hamilton era nettamente superiore alla vecchia di Bottas.
Nella fattispecie si parla comunque di inezie. La W08 e la SF70H sono state equivalenti sull'asfalto spagnolo, nonostante il  megapacchetto evolutivo Mercedes. Nonostante la Ferrari ha solo montato e subito smontato la Power Unit nuova sulla vettura di Vettel al sabato.

Di inezie non trattasi relativamente quest'ultimo punto. Le noie di affidabilità della Gina stanno incominciando ad assumere proporzioni preoccupanti. Problemi evidentemente ancora non risolti dalle novità, diciamo invisibili, portate dalla Ferrari in Spagna. Una situazione che potrebbe aver contribuito ad una condotta di gara, ancora una volta, conservativa. Pena due gare perse. La controprova non c'è, per cui è conveniente ridurre tale ipotesi a pura illusione. La controprova non esiste anche relativamente le scelte strategiche della Ferrari. Ma per dare un senso al long run del Venerdì di Vettel principalmente su Medium, li forse, i tecnici Ferrari hanno valutato la SF70H meno performante su tale compond. A torto o a ragione, ecco che la scelta di utilizzare la medium a macchina scarica assumerebbe tutto un altro significato.

Badando al sodo, tralasciando le chiacchiere da bar di cui sopra, il motivo principale della sconfitta di Vettel & Gina é da ricercare nella sverniciata subita dalla W08 in rettilineo. A DRS spiegato ieri Hamilton è andato veramente sulla Luna. Discorso valido in assoluto, al netto della differenza di mescola, la quale ha consentito al Nero di portarsi in zona Vettel, non di facilitargli il sorpasso vista la, comunque, efficacissima trazione della SF70H dall'ultima curva. Questa è l'unica arma in più che la Mercedes ha in questo momento a disposizione. Un insieme di diavolerie che danno una immensa sicurezza a quei di Stoccarda nel condurre meglio il gioco. Un fatto, l'unico evidenziato da Vettel, al prepodio, nella chiacchiera profusa con Hamilton. Non a caso non segue risposta al vero e proprio messaggio subliminale a telecamere accese lanciato dal ferrarista. 
E qui la Ferrari deve trovare al più presto una soluzione, altrimenti potrebbe non bastare una eccellente, talvolta superiore, SF70H, per vincere questo mondiale 2017.

Gianluca Langella.
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“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP di Russia 2017


Pagelle qualifiche da Sla Ferrari dell'anno nel GP di Russia 2017, una prestazione superba del team di Maranello, in ombra la Mercedes.


Piloti

Felipe Massa - 9

Che dire, complimenti al pensionato di lusso. Lo status lo mette in condizione di trovare quella costanza e tenacia che da epoche immemori gli mancavano. Il tutto senza considerare che guida una Williams, che qui in Russia è sempre andata bene. E tant'è che si infila tra le Red Bull, ridimensionando il Fenomeno Verstappen, ecco. Il ruggito del vecchio, dell'esperienza. Quanto conta la gioia, ed il divertimento, nel proprio lavoro? Conta tutto! New age.

Daniel Ricciardo - 8

Ed il sosia di mio cugino, nel senso solo di connotati, di riffa e di raffa, senza nemmeno una inquadratura batte Max. L'unica soddisfazione possibile di questo sabato russo per l'austritaliano. Furba l'idea di iniziare a pubblicizzarsi come telecronista calcistico, nel frattempo che la sua macchina si svegli. Ma domani è un altro giorno, ed il suo scomodo compagno potrebbe rinascere. Obiettivo Ricciardo? Finire come primo Red Bull. Dai, dai "Cugino". Coriaceo.

Lewis Hamilton - 5

La seconda volta che le busca da Bottas in qualifica, per non parlare delle Ferrari. Un Hamilton pasticcione, nel pallone con le gomme. Un giro di riscaldamento? Due? Proviamo tre. Niente da fare, dietro, lento, in bambola più assoluta, le matrioske devono averlo plagiato. Almeno fino a qualifiche concluse una Mercedes #44 quasi non pervenuta. Per fortuna che c'è la gara che può rinvigorire un Hamilton contrariato, allibito. Lo si spera, per lui. Ah Nico, dove sei? Meglio prenderle in qualifica da Rosberg starà pensando. Congelato.

Valterri Bottas - 8

La differenza tra un Campione ed un buon pilota sta tutta nella condotta del finlandese in Q3. Di certo aveva la possibilità di fare la Pole, sulla sua pista. Nonostante la sua W08 #77, molto performante, la perde, di poco, ma la perde. Roba buona se finisci davanti ad uno come Hamilton, poca roba quando non mostri di avere l'autorità per affermarti, confermarti. Diciamo che, il buon Bottas ha preservato la qualifica per una grande W08 in gara. Un chiaro messaggio ai Rossi, tutti?! Statico.

Kimi Raikkonen - 9

Perché o Kimi mi hai sbagliato quell'ultima curva? Perché Kimi è un bollito, diranno in molti, pur di bastonarlo, pur di sbeffeggiarlo. Kimi ha sbagliato perché viaggiava al limite del limite, del suo limite. Un limite da Pole Position signori. Per cui basta poco per sbagliare, così come il suo compagno nel primo tentativo della Q3. Anni di lontananza da quelle posizioni in griglia ti arrugginiscono inevitabilmente, concediamoglielo. Errori comuni a nessuno escluso. Un sabato da Leone, insomma, da far seguire ad una Domenica da protagonista assoluto. Lo spera chiunque sulla faccia della Terra. Fenomenale.

Sebastian Vettel - 10

Non do la lode, perché non credo nel valore aggiunto che compete questo riconoscimento. Il giro di Seb testimonia la sottile differenza tra il valore della monoposto, e quello del pilota. Una linea necessariamente da valicare per domare una baldanzosa, seppur perfetta Gina, su queste gomme difficili per chiunque, qui. Coccole determinate per imporre le sue traiettorie alla monoposto. Un calzino, se volete e sapete, che sembra dare i suoi sperati frutti. Prova di consapevolezza di un pilota che istantaneamente si mette in discussione, e trova la magia, il colpo di classe. Una Pole che vale platino, perché, la W08, anche oggi, poteva. O si che poteva. Perfetto.


Team

Red Bull - 5

Nella terra di Russia conta la vodka, non la Red Bull. Ed infatti, le ali sono decisamente spuntate, spiumate. Una pagina nerissima quella dei bibitari, che sarà destinata, a concludersi, ancor più nera, anche domani. A meno di cataclismi altrui. Piagnistei e minacce, le solite di Marko ed Horner, per richiamare l'attenzione verso una realtà sportiva che ha stancato tutti. Capaci solo, al momento, di affermazioni insulse ed ignobili, quanto per nulla eleganti. Urge tapparsi la bocca, al più presto, e lavorare per raddrizzare alla meglio quest'annata. Urge umiltà, che mai hanno avuto, caratteristica che alla lunga gli causerà il rigetto dal sistema. Inesistente.

Mercedes - 8

Nessuno crede quando dicono di avere alcuni problemi. Troppa è la forza e la superiorità, costruita e non, avuta nelle passate stagioni. Soprattutto in qualifica. Problemi che, comunque, non sembrerebbero essere stati tali da non fargli conquistare la Pole anche qui. Problemi che però, iniziano ad assumere dimensioni sempre più ingenti, oltre che essere divenuti una scocciante costante. Il Sig. Wolff è l'astuto diplomatico per eccellenza. Simpatico, sinceramente, ma l'alone di onnipotenza gli fa dire, ai microfoni, parole non sportive, non di rispetto. Violentati.

Ferrari - 10

Dall'apparente baratro del Bahrain, alle stelle qui in Russia. Un ennesimo schiaffo rifilato ai superbi colleghi tedeschi. Li dove, nessuno, si sarebbe mai potuto permettere di avanzare pretese. Eppure la SF70H sbaraglia anche in qualifica la rispettabilissima, e comunque, fortissima W08. Una escalation imprevedibile, impensabile, se non per i più audaci e sognatori. Una prova di dignità che ormai inizia a ridimensionare il concetto stesso di una Ferrari solo miracolosa. La qualifica restituisce una SF70H che ha un'anima affamata, un carattere versatile ma cattivissimo. Insomma, una non più sorpresa. Si spera che andrà sempre meglio. Velocissima.

Gianluca Langella.
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“Il piacere della smentita”
• Formula 1 • GP del Bahrain: La Pasqua della Ferrari


Una delle Domeniche di Pasqua tinte di Rosso, come tante in passato. Meglio delle tante dato il momento.


Onestamente la Mercedes mi ha un po' stupito. Mollare quasi cinque decimi in qualifica è normalmente indice di superiorità anche in gara. Ed invece, sull'asfalto sabbioso del Bahrain, la W08 ha subito una sonora mazzata dalla Ferrari SF70H, meglio nota come Gina.

Il tutto per confermare la logica normale di inizio 2017, relativamente i valori già espressi in Australia. Logica normale che consiste in una Ferrari in gara, generalmente, superiore, anche rispetto a se stessa in qualifica. Logica normale che sembrerebbe non consistere più in una Mercedes irraggiungibile, supportata da margini di riserva prestazionali ampi, da tirar fuori, con calma, ma soprattutto solo all'occorrenza.

Il miracolo Rosso 2017 sta costringendo i despoti di Stoccarda a calarsi la maschera. Volti gelidi e tesi che ora mostrano tutta l'impreparazione ad una realtà che vede la Rossa scappargli dal muso con relativa agiatezza. Volti disperati che si riflettono in mosse, per loro, inusuali come gli ordini di scuderia, nel tentativo dannatamente vano di riagguantare una Ferrari in forma stratosferica. Insomma, volti scoperti che oramai trasmettono stupore e terrore, anche in riferimento a scelte strategiche avventate solo in quel del Bahrain.

La W08 sembrerebbe soffrire a pieno carico di carburante la SF70H. Ieri è stata nettamente inferiore con il compound supersoft. Solo la difesa senza errori di un Bottas, inizialmente in testa su di un Sebastian incontenibile, ha nascosto per poco il fatto. Un tappo finlandese che ha consentito anche ad Hamilton, parimenti in affanno ad inizio gara su supersoft, di tenersi in orbita Vettel. W08 che, solo dopo oltre metà gara, a serbatoio relativamente vuoto, sembrerebbe ritornare a viaggiare forte. Volendo, per alcuni giri, anche più forte della SF70H. Chissa, forse i tecnici Mercedes si sono ispirati alla SF16-H.

Con le dovute proporzioni, tale rendimento, della lunga monoposto tedesca, costituisce un aspetto comune a tutti e tre i gran premi disputati fino ad ora. Di certo in Cina, forse, a questo punto, complici le temperature climatiche, per Sebastian sarebbe stato quasi impossibile battere Hamilton.
Per questo alla Ferrari manca l'ultimo step. Visti i margini comunque risicati, anche una safety-car può complicare i piani di vittoria in gara. Sarebbe opportuno riuscire a mettersi il più possibile in prima fila in qualifica, se non in Pole. Un terreno di conquista, ancora di prerogativa Mercedes, che ha aiutato tantissimo Hamilton nel contrastare Sebastian. Un ultimo, forse decisivo, passo in avanti che potrebbe mandare nel panico più totale le frecce d'argento. Di contro, è suonato qualche campanellino di allarme sul piano affidabilità power unit Ferrari. Fatti avvenuti su entrambe le SF70H, per fortuna nel venerdì del Bahrain, ma che hanno costretto la squadra a introdurre, già al terzo appuntamento stagionale, le seconde di alcune componenti power unit sulle quattro utilizzabili quest'anno.

Aspetto principe della Rossa pasquale consiste nell'aver condotto una qualifica, all'apparenza tragica, ma che ha nascosto una scelta volta alla salvaguardia del rendimento in gara della SF70H. Trovate geniali, di certo, ma che possono venire solo dalla consapevolezza di chi sa perfettamente di avere per le mani, al momento, numeri impressionanti.

Detto ciò, Sebastian sta massacrando Hamilton, confinandolo in un angolo del ring in difesa, in perenne affanno. Tant'è che i sorrisi del pilota Mercedes iniziano a tingersi di una smorfia di odio, innanzitutto, e di paura e di sconforto al contorno. Il tutto anche pensando alla sconfitta rimediata da Nico lo scorso mondiale.
Un trionfo, quello di Rosberg che, se seguito da una seconda sconfitta iridata consecutiva di Hamilton, acquisterebbe un valore immenso. Il giusto valore forse mai dato dai più, ancora oggi.

Gianluca Langella.
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“Normali conferme”
• Formula 1 • GP di Cina: Preludio di dualismi


Sul circuito di Shanghai è andato di scena il copione dell'Australia, sebbene a parti invertite. La Mercedes ed Hamilton hanno tirato un sospiro di sollievo. Toto Wolff si è risparmiato l'altra mano. La furia rossa è stata domata, sebbene abbia dimostrato un grandissimo livello di forma.


Fatto congruo in riferimento a quanto visto sul denigrato circuito dell'Albert Park dai non addetti ai lavori. Storia che parla di curve, rettilinei ed asfalto australi poco probanti per delineare i reali valori in campo tra le monoposto. Leggenda che, naturalmente, è stata sfatata in Cina, dalla Cina.

Una pista che offre qualche curvone ad alta velocità, richiedente più che discrete doti tecniche relativamente ad aerodinamica e telaio, nonché la bontà della power unit sul rettilineo più lungo del mondiale. Tant'è che la SF70H ha rifatto una egregia figura su tutta la linea, viaggiando allo stesso indentico livello della W08. Nulla gli è stato regalato agli uomini di Stoccarda, ma proprio nulla, il tutto a dispetto del risultato finale.

Il problema è che Seb non corre solo con Hamilton, realtà che, stavolta, ha smaterializzato eventuali piani di vittoria approntati nella sua mente. Di contro, per le noie altrui, è venuta fuori la risposta a tutti coloro che, dopo l'Australia, hanno montato l'allarmismo sorpassi. Se ti chiami Vettel, e guidi una SF70H, su una pista autostradale come la Cina, non c'è disturbo aerodinamico che tenga. Se ti chiami Verstappen, anche senza guidare la SF70H, vale quanto sopra. Verdetti che, quantomeno, relegano la questione sorpassi in soffitta. 

Hamilton ha vinto indisturbato, visto il rimescolamento, forzato dagli eventi collaterali avvenuti, purtroppo tutti alle sue spalle. Anche perché ha realizzato lui la Pole al sabato, e conducendo una gara esemplare, si è guadagnato di diritto l'acquisizione della prima affermazione 2017, con il pieno merito.

Nonostante ciò il bicchiere per la Mercedes, tutta, è mezzo vuoto. Al momento la loro W08 non è su di un pianeta a parte. Parole sostenute in zona podio da Costa, che bisbiglia alle orecchie del suo vincitore la necessità, quest'anno, di essere sempre perfetti, in quanto margine, al momento, non ne hanno.

I meriti sono tutti della Ferrari. Una squadra che sembra aver trovato i giusti meccanismi nel reparto tecnico, che sembra aver affilato ed innovato le sue risorse tecnologiche, per raggiungere l'obiettivo primario di dare consistenza e lungimiranza al progetto 2017, soprattutto ai progetti futuri. Un ipotetico scenario di una Rossa rinata, che ha tanto da dimostrare ancora, ma che tutti sperano possa iniziare davvero un ciclo da, almeno, contendente valida e duratura delle classifiche iridate.

Di contro, come menzionato dal mio diretto referente in materia, lo stesso bicchiere per la Mercedes è certamente mezzo pieno. La stella a tre punte ha una sorta di abitudine alla vittoria. Le sue risorse tecnologiche sono impressionanti, nonché il palmares di tecnici è il migliore che si sia cimentato in questi ultimi anni di Formula 1. Una struttura collaudata e solida, difficilmente battibile, così come si è potuto dedurre dalla condotta cinese. Insomma, la Mercedes costituisce un avversario, anche sul piano psicologico, in teoria invulnerabile. 

Inevitabilmente se la questione tecnica troverà soluzione in una Ferrari capace di tenere, stavolta, continuamente il passo, la partita si sposterà sui nervi. Fatto che potrebbe catapultare la corazzata Mercedes in una dimensione inusuale, imprevista, in un campo neutro, dove potrebbe risultare spesso vulnerabile, nonché battibile. 
Aspetto che, se confinato ai soli, Vettel ed Hamilton, non dovrebbe lasciare dubbi su chi sia il più forte. Soprattutto per la fame di affermazione e la cattiveria agonistica che accompagnano uno dei due.

Gianluca Langella.
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