ORARI TV
SKYSPORTF1HD
Giovedi 20 Maggio

Libere 1 Ore 11:30 - Libere 2 Ore 15:00
Sabato 22 Maggio
Libere 3 Ore 12:00 - Qualifiche Ore 15:00
Domenica 23 Maggio
Gara Ore 15:00

DATI CIRCUITO
umero di giri 78
Lunghezza circuito 3.337 km
Distanza di gara 260.286 km
Giro record 1:14.260
Max Verstappen (2018)
ALBO D'ORO PILOTI
VITTORIE
Schumacher, Hamilton 6
Prost, Mansell, Hakkinen 3
Senna, Räikkönen, Alonso 2
Vettel, Verstappen 1
Button, Rosberg 1

POLE POSITION
Schumacher 7
Hamilton 6
Senna 4
Häkkinen, Räikkönen, Rosberg 2
Mansell, Prost, Alonso 1
ALBO D'ORO COSTRUTTORI
VITTORIE
Ferrari 12
McLaren 8
Williams, Mercedes 7
Lotus 6
Red Bull 3
Renault 1

POLE POSITION
Ferrari 13
Mercedes 9
McLaren 8
Williams 6
Lotus 5
Red Bull 2
Renault 1
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“The revenant”
• Formula 1 • Pierre Gasly, flop o rinascita?


pierre gasly f1 alpha tauri redf1gp| F1, Pierre Gasly, Alpha Tauri - FOTO BY @PierreGASLY |
Aria da ragazzino, capelli spesso decolorati in modo improbabile, quasi omonimo di un personaggio dei Pokemon (tale Gastly), campione di GP2 e contendente al titolo in Superformula, Pierre Gasly faceva il proprio esordio in Toro Rosso a mondiale 2017 inoltrato e, dopo un anno e mezzo, avveniva il suo infelice passaggio in Red Bull. Ma quel rookie veloce visto al centro dello schieramento era solo un fuoco di paglia? Forse sì, all'oggi tale sentenza potrebbe essere revisionata.



A
gosto 2019, dintorni temporali post GP Ungheria. Fin lì, sempre il peggiore dei top-driver, salvo incidenti o ritiri altrui, a volte imbottigliato nel traffico delle vetture di centro gruppo, talora addirittura doppiato mentre un certo compagno viaggiava sideralmente ai piani alti. L'impopolare decisione, rispedirlo al mittente: impopolare, sì, almeno dal punto di vista umano, sul freddo piano della "raccolta punti" deficitaria, una decisione non del tutto inopportuna e infondata dell'insensibile Helmut Marko.

C'era già passato Daniil Kvyat nel 2016, per un simile destino, e per molto meno: il russo de Roma era stato retrocesso per dare strada all'enfant prodige, Max Verstappen, non certo perché le sue prestazioni fossero inaccettabili, nonostante non brillantissime. Il suo ritorno a Faenza era stato pressoché disastroso, tanto da essere definitivamente appiedato, prima dell'improvviso ripescaggio per il 2019. Un crudele ed inquietante precedente, da thriller per uno rispedito al team "Tori Retrocessi di Faenza" come Pierre Gasly.
Forse è stato sfortunato ad essersi ritrovato al fianco di Mad Max nel main team, difficile comprendere cosa possa essere passato per la testa di Pierre nella sua "disgrazia" appena sostituito dal brunetto asiatico. Al volante della stessa vettura, il thailandese ha anche retto meglio il confronto con l'olandese volante in termini di risultati nelle restanti tappe 2019. In più, fa specie la morbidezza in seno ai vertici Red Bull verso un Albon in versione Gasly di questi primi appuntamenti 2020.

Molto più facile capire cosa portasse molti suoi detrattori e non solo a darlo ormai per "spacciato" al momento della retrocessione, destinato a diventare una sorta di Kvyat 2.0 e ad essere messo alla porta alla prima occasione utile, sebbene protetto dall'assenza di alternative prodigiose per il junior team. Tali detrattori, tuttavia, si sono ricreduti in fretta: se come pilota della "Lattina Big" aveva ampiamente deluso le aspettative, tornava esattamente allo status di ottimo pilota di centro gruppo.

Non solo. Prima della fine del mondiale 2019 gli è piovuta dal cielo anche una piccola consacrazione, ovvero il secondo posto al gran premio del Brasile. Un risultato aiutato da un incidente tra Hamilton e Albon valso una penalty all'inglese, un podio comunque voluto in pista con tenacia all'ultimo giro, alla bandiera a scacchi, tenendo il muso della sua Toro Rosso davanti a quello della Mercedes #44. Un incubo diventato all'improvviso un bellissimo sogno, eroe per quel giorno e destinato a rimanere tale nell'immaginario collettivo.
È difficile al momento credere che questo 2020 gli riservi occasioni clamorose come quella di Interlagos, ma rimane un dato di fatto importante: il trend positivo visto dopo essere stato mandato a Faenza a calci nel fondoschiena sta continuando, con prestazioni di spessore in qualifica, in gara, o occasionalmente in tutto il weekend, dove esce vincente non solo dal confronto con il torpedo russo, ma talvolta perfino da quello con Albon, nonostante la disparità di mezzo.

C'è chi sostiene che meriterebbe una seconda possibilità da Horner & Co., qualora il suo sostituto non dovesse darsi una svegliata prima della fine della stagione, eventualità molto remota perché il caso Kvyat, con podio all'attivo 2019, suggerirebbe che le porte di Milton Keynes una volta richiuse restano tali, anche in caso di nuove, incoraggianti performance del the revenant di turno.

Ma dopotutto, siamo sicuri che il meglio per Pierre sia ritornare proprio laddove non ha mai ottenuto nemmeno il più fugace attimo di gloria? Se è vero che il sogno di ogni pilota è una vettura di un top team, il giovanotto di Rouen è finito in una situazione alquanto scomoda: tutti conoscono il detto della minestra riscaldata, tanto che un certo Carlos Sainz Jr. ha aperto una nuova, liberatoria via buona anche per i "tori" retrocessi.

Milly Sunshine.

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“Cubo Verstappen”
• Formula 1 • La vera faccia di Mad Max


max verstappen f1 red bull redf1gp| F1, Max Verstappen, Red Bull Racing - FOTO BY @Max33Verstappen |
Enfant prodige, ragazzino protagonista di caos e incidenti, pilota con quel qualcosa in più. Tante definizioni hanno accompagnato Max Verstappen nel corso degli anni e ora, dopo il GP del 70° Anniversario recentemente disputato, se ne aggiunge una ulteriore: attualmente non c'è nessuno in grado di contenere lo strapotere della Mercedes, nemmeno occasionalmente... o meglio, non c'è nessuno a parte lui, unica punta di una Red Bull ormai lontana dai fasti dell'epoca pre turbo-ibrida, ma mai schiacciata davvero fino in fondo.



C
hi è Mad Max? Difficile dare una risposta univoca. Come un cubo, l'olandesino volante ha mostrato molte facce e altre attendono di essere scoperte. Al momento del suo esordio, appena diciassettenne, dopo un solo anno sulle monoposto, chi l'avrebbe detto che il suo grado di inesperienza sarebbe risultato similare a quelli di colleghi aventi alle spalle anni e anni nelle formule minori? E chi l'avrebbe mai detto che dopo quell'esordio glorioso in Red Bull avrebbe dovuto sopportare qualche anno di critiche?

Un paio di stagioni fa si parlava di un giovane scapestrato, uno che aveva tutte le carte in regola per sfondare, ma che sul momento sfondava solo barriere e monoposto, fossero queste'ultime guidate da lui stesso o da altri. Si parlava già di un fuoco di paglia, di un ragazzino antipatico e arrogante che non sarebbe mai arrivato da nessuna parte. Considerazioni sulla sua personalità a parte (ognuno può trarre le proprie conclusioni) dalla scorsa stagione sembra avere ribaltato completamente, come succede a pochi, la sua fama di pilota.
In un mondiale come quello 2020, destinato ad essere più che mai una mera cavalcata trionfale delle Frecce d'Argento (non più di livrea, pur sempre per definizione), con Milton Keynes unica scuderia capace di mettere in pista la vettura più accreditata per vedere il retrotreno delle Mercedes senza usare il binocolo, il pilota numero 33 sembra davvero essere l'unica scheggia impazzita capace di riscrivere una storia già scritta. In quell'abitacolo si nasconde un falco assetato di sangue, destinato talora ad avere la meglio sulle sue prede.

Chi l'avrebbe mai detto, al via del gran premio del 70TH Anniversary, che non sarebbe stata doppietta Mercedes? E soprattutto, chi l'avrebbe mai detto che, in caso di mancata doppietta, il pilota "esterno" potesse non solo infilarsi tra le due Mercedes, ma mettersi addirittura davanti a entrambe? Il tutto, partendo dalla quarta casella della griglia, senza mai essere davvero visto come favorito, nemmeno quando, nel primo stint, si è fatto vedere con prepotenza negli specchietti del campione del mondo in carica.

In quei suoi giorni "peggiori", chi l'avrebbe mai detto che quel ragazzo con i brufoli sarebbe maturato? E che sarebbe arrivato a lottare alla pari con piloti molto più esperti, titolati e "anziani" di lui? Il grande lato positivo del giovincello arrembante sembra essere proprio questo: l'essere sempre lì, da qualche parte, pronto ad attendere il suo momento di gloria. Spesso e volentieri, non appena arriva l'opportunità, assistiamo alla sua zampata, roba già reiterata che lascia spiazzati ogni volta.
Ormai sembra essersi fatta strada anche nei più scettici la convinzione che, tra i piloti arrivati in Formula 1 dal junior team di Helmut Marko, il migliore sia proprio lui. Anche se questi primi numeri ottenuti con la "lattina", purtroppo, non lo potranno mai dimostrare, ma solo ed esclusivamente perché Max è arrivato troppo tardi per viverne gli anni d'oro e perché, visto anche il frequente ricambio generazionale della scuderia anglo-austriaca, per lui potrebbe paradossalmente essere troppo tardi, qualora ritornasse la "vecchia" Red Bull.

Anni sprecati in una squadra non davvero all'altezza di un campione in erba come lui? Non esattamente. In futuro potrebbero essere ricordate tutte le sue vittorie ottenute senza essere al volante della migliore monoposto, e la sua dote più brillante, quella di fare sempre la differenza, come dimostra anche il confronto impietoso con i suoi ultimi due compagni di squadra, il retrocesso Gasly e il suo sostituto Albon, spesso poco incisivo nel main team tanto quanto il suo predecessore.

In un'epoca in cui va molto di moda il confrontare gli sbarbatelli con i grandi del presente/passato, è comunque opportuno ricordare che ogni paragone rimane ancora inadeguato. Solo la vittoria nella gara dei settant'anni della Formula 1 può restituire un messaggio di fondo: ora è un "pilotino" di ventidue anni, ma non lo sarà per sempre, e oggi come oggi il suo percorso sembra portarlo sempre più verso l'ascesa definitiva, oltre ad aver già eguagliato in un'era altrui il numero di vittorie ottenute da Mark Webber.

Milly Sunshine.

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“Morta vincente”
• Formula 1 • Il Messico svela l'essenza Mercedes


messico gp f1 2019 mercedes monday debriefing redf1gp| F1 GP Messico 2019 - FOTO BY @MercedesAMGF1 |
Anche a Città del Messico la F1 ritrova la sua regina, quella Mercedes che col cannibalismo ha costruito un impero lungo e prospero. Nonostante il quasi perenne attacco delle sue più agguerrite e possenti avversarie, quella Ferrari sempre, seppur a fatica sulle sue orme. Quella Red Bull anch'essa ancora immatura per competere ad armi pari, per tornare ai fasti di un tempo non lontano.


S
toccarda non sbaglia a quota duemila metri circa, lì dove sorge lo storico circuito messicano. Travestita per El Día de Muertos, nella piena tradizione della celebrazione tipica del popolo messicano. La maschera è di quelle classiche per la ricorrenza, da teschio inghirlandato, dal sorriso beffardo, pur sempre con tutti i denti al proprio posto.

Fauci tutt'altro che innocue, pronte ad azzannare alla minima incertezza, errore di Ferrari & Co.. Si, perché è questa da tempo la scissione agonistica caratterizzante la F1 da sei anni a questa parte, quella da Mercedes contro tutto e tutti, dentro e fuori la pista, una famosa storia che non accenna a trovare la sua parole fine.

Per l'ennesima alba da morta vivente, dal principio di settembre, il momento più critico dei grigi d'annata, tramortiti dalla velocità della SF90, dopo la sedazione dell'altra rivale, la blue di Milton Keynes, attuata a Budapest, su uno dei terreni di caccia preferiti della creatura del genio Adrian Newey, sublimata dall'olandese volante.
Max Verstappen, caduto nell'inganno involontario originato da Valtteri Bottas schiantatosi sulle barriere di quello che rimane della Peraltada. Fregato da una fame bulimica di affermazione causata da una seconda parte di stagione minata da intoppi, sviste, noie affidabilistiche Honda. Da un desiderio di riscatto sulla sua pista.

Tanto per opporre lo splendore della sua stella oscurata da quella del suo rivale di sempre, quel Charles Leclerc monopolizzatore di pole, il buttafuori all'imbocco dello snake di Suzuka della sua vettura #33. L'altro ventiduenne terribile fiondatosi sulla scena del Circus per affermare che il nuovo che avanza è arrivato. Tranne che in questa Città del Messico.

Roba da corredo, all'occorrenza utile a suggellare la grandezza del Re Nero, della sua scuderia, abili nel concedere teschi di zucchero, rivelatisi velenosi e mortali alla domenica a partire dalla Russia. Il trionfo del grigio, quell'incolore, micidiale monocromia illusionista che confonde tra trasparenze, invisibilità e buio pesto.

Sfere maligne da successo incondizionato, inafferrabile per gli outsider ribelli, tenuti in vita a piacimento, colpiti a tradimento nel momento clou, nei round buoni per il cammino iridato. Grazie alla cinica sensibilità Mercedes nello sfruttamento delle enormi risorse a disposizione, compresa quella più preziosa. Lewis Hamilton.

Gianluca Langella.

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“Nuovo Max o nuovo Pierre”
• Formula 1 • Alex Albon e le sue prospettive


alex albon red bull racing f1 piloti 2019 redf1gp| F1, Alexander Albon - FOTO BY @redbullracing |
La storia di Alex Albon è curiosa: un anno fa, di questi giorni, lottava per il titolo in Formula 2 con George Russell e Lando Norris, senza una vera prospettiva in Formula 1, tanto che per lui si erano aperte le porte della Formula E, dove era previsto il suo debutto per la stagione 2019/2020. Poi è arrivato il colpo di scena: con il passaggio di Ricciardo in Renault, con la promozione di Gasly dalla Toro Rosso alla Redbull e con le performance di Hartley che non convincevano, il pilota anglo-tailandese è tornato improvvisamente in lizza per un posto nella massima serie.


E
sordito all'inizio della stagione 2019 in Toro Rosso, ha avuto fin da subito risultati in linea con la vettura che guidava. Dopo dodici gare alla Toro Rosso, durante le quali ha sorpreso in positivo (nonostante sia stato Kvyat quello che al momento della pausa estiva era in top-ten nella classifica piloti, dopo avere ottenuto un podio in corso d'opera), è stato scelto per passare in Redbull, a sostituire Pierre Gasly, "retrocesso" in Toro Rosso per mancanza di risultati.

È vero, il pilota francese non aveva certo brillato, spesso e volentieri fuori dalla top-6 nonostante una vettura che avrebbe dovuto consentirgli di arrivare agevolmente almeno sesto, più impegnato a lottare (non sempre con risultati positivi) con i piloti di McLaren, Renault o Alfa Romeo piuttosto che con i top-driver.
Qualcuno ha osservato che promuovere Albon in Redbull, dopo appena dodici gran premi disputati, poteva essere prematuro. Qualcun altro ha osservato che si trattava della scelta giusta, perché Albon in Toro Rosso stava andando bene. Qualcuno stava a metà strada, osservando come anche Gasly, dopotutto, avesse ottenuto risultati positivi negli scorsi anni alla Toro Rosso. Curiosamente, dopo due gare in Redbull, la prima valutazione di Albon potrebbe essere fatta in due modi completamente contrastanti.

Da un lato abbiamo Albon che in Belgio parte dalle retrovie, costretto a una retrocessione per sostituzione di componenti del motore: risale lentamente verso le posizioni che contano e passa sotto la bandiera a scacchi in quinta posizione, unico pilota della Redbull a portare a casa qualche punto. Poi arriva il gran premio d'Italia: si qualifica nella parte bassa della top-ten, ma non strettamente per colpa sua, dato che prende bandiera a scacchi e non ha il tempo materiale per fare una prestazione. In gara si mantiene in una posizione coerente con quella di partenza, recuperando tuttavia fino a chiudere al sesto posto a fine gara. La maggior parte dei commenti sono stati positivi: Albon era quello che ci voleva, ha fatto dimenticare le performance incolori di Gasly, ha battuto Verstappen per ben due volte...

L'altro lato del passaggio di Albon in Redbull è che certi aspetti tendono ad essere tralasciati e che si utilizzino soltanto gli elementi a suo favore per giudicarlo in positivo dopo appena due gran premi. È vero, Albon è arrivato quinto al gran premio del Belgio, quinto posto in parte frutto della presenza di due Ferrari, due Mercedes e una sola Redbull, visto l'incidente nel quale è rimasto coinvolto Verstappen al primo giro. "In parte", perché senza il ritiro di Norris al penultimo giro, Albon non sarebbe arrivato tra i primi cinque. Gasly sarebbe stato elogiato, se fosse riuscito a recuperare la posizione del "minimo sindacale" in extremis, grazie al ritiro di una McLaren?
Ancora più paradossale rischia di essere il giudizio a proposito del gran premio d'Italia: Albon è arrivato sesto, posizione che sarebbe stata del "minimo sindacale" se non fosse che, con Verstappen ai margini della top-ten e Vettel nelle retrovie, tra le cinque vetture davanti ad Albon c'erano anche le Renault. Ora, è vero che la scuderia francese ha sfoderato una grande performance a Monza, ma quale sarebbe stato il commento nel vedere Gasly trascorrere gran parte della gara alle spalle di Hulkenberg?

Queste osservazioni non vogliono sminuire il giovane talento tailandese, ma vogliono essere un tentativo di vedere i due lati della medaglia: sia quello in cui Albon è la giusta risposta a Gasly, sia quello in cui Albon, tutto sommato, ha ancora molta strada da percorrere per dimostrare di potere avere performance migliori di quelle di Gasly. Dal punto di vista del confronto con il compagno di squadra, per ora gli è andata molto bene, ma Verstappen non continuerà a rimanere coinvolto in incidenti al primo giro in eterno, né sconterà continuamente retrocessioni per sostituzioni di componenti del motore.

Il mio suggerimento è, almeno per il momento, quello di tenere a freno l'entusiasmo: il rischio che Albon possa diventare un "nuovo Gasly" rimane, a mio parere, ancora troppo alto per essere ignorato. Elogiarlo fintanto che ha ancora tutto da dimostrare soltanto per sminuire Gasly o per dimostrare che la retrocessione del francese (o la mancata promozione di Kvyat) sia stata la scelta giusta potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio.

Milly Sunshine.

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“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP del Messico 2018


f1 gp messico 2018 pagelle qualifiche daniel ricciardo red bull racing| Qualifiche GP Messico 2018, Daniel Ricciardo, Red Bull Racing - FOTO BY NEWS.SKY.COM |
Pagelle qualifiche da Città del Messico. Una sorpresa che ti mette le ali: il team di Horner e Marko si esalta oltre ogni previsione sul circuito messicano. Verstappen è obbligato dal cronometro a cedere la pole a Ricciardo, il quale si prende una rivincita contro tutti: avversari, statistiche, team, compagno di squadra. Una griglia che promette scintille, un mondiale pronto a risolversi alla partenza… o all’ultima curva; Hamilton e Vettel appaiati e un primo giro destinato a procurare infarti.

Piloti

Kimi Raikkonen
Foto by sportmediaset.com


7 | Kimi Raikkonen - #7 | 1:15.330



Austin è andata e Kimi sembra pronto per tornare nei ranghi, quelli rispettosi e un po’ effimeri del pilota che lavora per sé, che se la cavicchia e porta una macchina (buona, qui in Messico) in una posizione discreta e nulla più. Sesta piazza. Certo, la qualifica non è mai stato il punto forte di Raikkonen, salvo qualche esperienza mistica in McLaren. Ma il campionato costruttori è ancora in ballo e Maranello si aspetta da Iceman un tocco audace, un colpo eccellente, una mossa vincente in questa gara. Rivali? Bottas, per ora. Intanto lì davanti fanno finta di aver dimenticato Austin e l’eccellenza di Kimi. Iceman gli rinfrescherà la memoria o si accontenterà del minimo sindacale? Stazionario.

Valtteri Bottas
Foto by iltalehti.fi


7 | Valtteri Bottas - #77 | 1:15.160



Quando si tratta di lottare per il titolo, al di là del ruolo personale nella faccenda, Valtteri c’è e mostra i denti. Ora che il mondiale tra Hamilton e Vettel è diventato una mera questione di numeri, anzi di tempistiche, il secondo pilota Mercedes si è ammosciato, si è spento in un grigiore che poco ha dell’argento brillante che lo ha visto protagonista in alcune gare di questo 2018. In Messico sembra in grado di dire poco; in prospettiva 2019, forse, si sta caricando per partire con un piede diverso, più in stile 2017, tanto da far tremare (o quasi) le gerarchie a Stoccarda. Sognare non costa nulla. Certo è che questa quinta posizione, sebbene non sia poi così male, segnala un lieve ritardo tedesco rispetto alla controparte austriaca. Grigio.

Sebastian Vettel
Foto by skysports.com


8 | Sebastian Vettel - #5 | 1:14.970



La stampa parla di problemi personali determinanti in chiave-titolo. La Ferrari sostiene il suo pilota di punta in ottica 2019, uno che con quattro titoli in tasca non ha, a prescindere, bisogno di presentazioni. Sebastian non se la ride come Lewis, anzi, porta di fronte alla telecamere, dopo le qualifiche, una faccia incazzata degna di nota. Certo, è dietro a Lewis e questo non può fargli piacere, da qualunque ottica si guardi la cosa. Ma è lì, e già in quel di Austin ha dimostrato che in gara è tutt’altra faccenda, che il ritmo c’è e che, soprattutto, lui è lì, pronto a tirar fuori tempi da capogiro. Perché non si vince per caso e non si arriva nemmeno a un passo dal titolo. E qualche spunto per soddisfazioni conclusive c’è, eccome se c’è. Teso.

Lewis Hamilton
Foto by standard.co.uk


8,5 | Lewis Hamilton - #44 | 1:14.894



A Lewis basta poco, dannatamente poco per laurearsi per la quinta volta campione del mondo di Formula 1 qui in Messico. Una settima posizione in gara, in teoria: roba di poco conto, se si pensa all’aggressività impiegata fino all’esaurimento nervoso nell’ultimo appuntamento in Texas. Ancora poco, se si valuta la terza posizione ottenuta in qualifica. Un obiettivo intrigante se si prende in considerazione la presenza, lì davanti, di due Red Bull inferocite e affamate, e a fianco, in quarta piazza, di un Vettel più indiavolato che mai. Dai, Lewis, il quinto titolo è vicino, e tu te la ridi perché sei davanti alle rosse. Manca poco. Controllati. Sereno.

Max Verstappen
Foto by pinterest


9 | Max Verstappen - #33 | 1:14.785



Un week-end da dominatore. Un campionato che lo ha incoronato come il talento numero uno, quello indiscusso, quello che ricorda i grandi del passato. Un finale di stagione che lo ha visto protagonista di duelli all’ultima curva con Hamilton e Vettel senza alcun timore reverenziale, nonostante un mezzo che, al di là di ogni ragionevole dubbio, resta leggermente inferiore alla concorrenza. Tranne qui in Messico, e tranne al sabato in cui tutti si aspettano la sua pole. Seconda piazza, dietro a Ricciardo: la beffa delle beffe e un broncio da bambino delle elementari che deve assaporare l’amaro di avere (ancora per poco) un compagno come l’australiano. Imbronciato.

Daniel Ricciardo
Foto by sportcentrs.com


10 | Daniel Ricciardo - #3 | 1:14.759



Tra slogan pro-Verstappen (legittimi se parliamo di velocità e talento) e sabotaggi in casa Red Bull (anche solo psicologici, emotivi, familiari; questi decisamente meno legittimi) il caro Daniel ne esce a sorpresa con una pole position bestiale, da spaccare il cruscotto, da bere in anticipo lo champagne dalla sua vecchia scarpa, così, per sfregio. Una pole da sfregio, infatti, per ricordare al caro Helmut Marko che, fino a prova contraria, il più veloce, quello dalle staccate alla Villeneuve, è lui e non il giovane Max. E lui se la ride. Irridente.


Team

Scuderia Ferrari
Foto by ferrari.com


8 | Ferrari



Il trionfo in Texas sembrava aver risollevato le sorti di una Ferrari in apparenza relegata a seconda forza stabile (o addirittura terza) di questo mondiale. In Messico sembra esserci poco da fare contro una RBR in gran spolvero, e il risultato del confronto con la Mercedes è in linea con quello di un’annata tiratissima, caratterizzata da una sfida tesissima, intrappolata nell’agonismo personale, umano, atavico tra Vettel e Hamilton. Se parliamo di ritmo e di strategie, a Maranello sembrano essersi svegliati. Le possibilità di agguantare il titolo dei costruttori ci sono e animeranno senza dubbio queste ultime gare. Ma non tocca sbagliare una virgola. Osservata.

Mercedes AMG Petronas F1 Team
Foto by @MercedesAMGF1


9 | Mercedes



Mozzi forati sì, mozzi forati no. Non si sa, non si vuol sapere. Quel che è certo è il sorriso di Hamilton dopo le qualifiche; perché stare davanti alla Ferrari, a prescindere da tutto, è l’obiettivo Mercedes in quest’annata turbolenta, piena di polemiche e di duelli all’ultima regola. In gara resta l’incognita del consumo Pirelli: un piccolo problema che ha già afflitto Lewis e che potrebbe regalare qualche sorpresa. La macchina è competitiva, Hamilton se la ride e questo pare già più che sufficiente. Beata.

Aston Martin Red Bull Racing
Foto by f1-fansite.com


10 | Red Bull



Una promessa non mantenuta da anni, un motore Renault criticato e criticato ancora, pronto per la sostituzione con un promettente ma ancora indefinibile Honda. Una sostituzione (dolorosa), quella di Ricciardo. Un Verstappen scalpitante e una macchina che, indubbiamente, è in crescita. Sì, fin qui ci siamo. E un 10 pieno per questa prima fila indiscussa, indiscutibile e mai in discussione, la Red Bull se lo merita tutto. La lode, no, quella se la sarebbe meritata solo se avesse puntato sul buon Daniel anche per il 2019, in un abbinamento mostruoso con Max. Si perde qualche colpo in ottica 2019 e si ripetono promesse già espresse. Intanto, un trionfo in Messico sembra quantomeno “probabile”. Fortissima.

Claudio Santoro.

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“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP di Monaco 2018


f1 gp monaco 2018 pagelle qualifiche daniel ricciardo red bull| Qualifiche GP Monaco 2018, Daniel Ricciardo, Red Bull Racing - FOTO BY F1.COM |
A Monaco rientra tutto un po' nei ranghi, quando prima di Barcellona, prima delle "ribassate", in qualifica i crono da pole sono stati sempre conseguiti con la copertura più morbida. La rosa, Hypersoft, stavolta. Con una Ferrari davvero veloce, con una Mercedes migliorata. Non quanto la Red Bull.

Piloti

Esteban Ocon
Foto by Reuters India


7 | Esteban Ocon - #31 | 1:12.061



Il francesino "Mercedes" porta il più in alto possibile la sua Force India su di una pista come quella di Monaco. Una qualifica decisamente consistente, sovente davanti allo scomodo Sergio Perez, con un bel carico di decimi in più nel piede. Anche nella testa, quella di un giovane talento che viene da una stagione da rivelazione, con un inizio di 2018 alquanto difficile. Differenza di manico, meno di macchina, visto dove è finita l'altra "big babol", capace con un ritmo diesel di presentarsi in forma nel circondario nazionale. Una gara in salita, con un Alonso alle spalle prontissimo ad azzannarlo. Sorprendente.

Valtteri Bottas
Foto by iltalehti.fi


5 | Valtteri Bottas - #77 | 1:11.441



Il finlandese d'argento da tutto nell' ultimo tentativo, ma nelle qualifiche del 2017. Oggi, nulla. Lontano, vicino solo per contenutissima estensione lineare del tracciato, abbattuto da una W09 ritornata "Diva", dopo la parentesi su pista test. Bottas, stavolta le prende da chi doveva dargliele, dal #44, dal quattro volte mondiale. Le riprende dal collega in rosso, a detta dei non addetti ai lavori, nel momento peggiore, quello della riconferma in quel di Stoccarda. Soprattutto dopo un ottimo inizio di stagione. Rimandato.

Kimi Raikkonen
Foto by sportmediaset.com


7 | Kimi Raikkonen - #7 | 1:11.266



Lo stesso voto di Ocon. Ebbene si, visto che guida una SF71H e non la rosa della griglia. Quarto, relativamente lontano parente del poleman dell'anno scorso, un po' per tutto il weekend sin qui. Dietro ad una delle Mercedes, quella che è al comando del mondiale piloti, non l'ideale su questa pista di Monaco, dove passare è sempre impossibile. In scia alla sua classe, quella che lo proietta ad assoluto protagonista nel primo run delle Q3, troppo spesso una dote fantasma nel tentativo del colpo finale. Un tantino troppo lontano dal compagno di colori in termini di crono, visti quei poco più di 3 km per giro. Deluso.

Lewis Hamilton
Foto by standard.co.uk


8 | Lewis Hamilton - #44 | 1:11.232



Lewis è tornato, a tutti gli effetti, da quel po' di vacanza concessasi con la sua nuova Mercedes. Anche sulla pista più contorta del mondiale, nonostante una passo lungo che mostra di avere una coperta un pelino più corta contro le avversarie. Nonostante una gomma rosa che ha dovuto farsi andare a genio, dopo che in Q2 stava facendo una frittata fucsia, per questioni di eccessivo ottimismo Ultrasoft. Un cagnaccio che sbatte una palmata sul volante dopo il primo tentativo della vera qualifica. Un picco di stizza che gli vale un fucsia in pista, ma solo nel T1, per poi appassire in tutto il suo ultimo run. Difensore.

Sebastian Vettel
Foto by skysports.com


9 | Sebastian Vettel - #5 | 1:11.039



Il nativo di Heppenheim è sempre un bell'andare tra le stradine di Alberto, e contrariamente alle qualifiche scorse, di un Raikkonen davanti, nemmeno l'ombra. Un Lion Lap, che mannaggia non vale la prima casella di partenza, se non una mezza salvezza per aver acciuffato una meritata prima fila. Uno da 53 pole in carriera, e certi numeri saranno pure freddi, ma contano, inutile illudersi con i sentimentalismi. Questione di frequenza, di attitudine alla qualifica, uno status che raramente rappresenta sorprese in negativo per uno come Vettel. Pur sempre l'altro quattro volte mondiale di questa Formula 1. Predatore.

Daniel Ricciardo
Foto by sportcentrs.com


10 | Daniel Ricciardo - #3 | 1:10.810



Monaco è sua. Per la seconda volta. Una pole facile visto il suo monopolio in ogni sessione di libere, nonostante quello squalo olandese scomparso rovinosamente dalla scena di questo sabato. Assoluti demeriti, contrapposti agli altrettanti meriti dell'australiano volante. Un ragazzo viaggiante nelle sfere mentali a livelli inimmaginabili per il suo giovane compagno d'armi. Come un killer infallibile, pronto ad arretrare ogni barriera molesta, pronta a spiaccicarsi sulla sua RB14. Come un uomo capace di camminare sull'acqua, coccolato dalle dolci, per lui, difficilissime pieghe di Montecarlo. Imbattibile.


Team

Mercedes AMG Petronas F1 Team
Foto by @MercedesAMGF1


10 | Mercedes



Non era la sua pista, un weekend di quelli difficili, dura battere Ferrari e Red Bull. Una cantilena da mani avanti iniziata dopo il trionfale weekend del Montmelò, un po' per attenuare le polemiche sul "Gomma-gate" imperversate dopo la prima doppietta d'annata. Tutto vero, come nelle previsioni, con una W09 fatta per l'oltre Monaco, e che deve difendersi alla meglio in piste da altissimo carico aerodinamico. Salvata dal pilota di punta, lì nel tugurio monegasco dove è solo il vero campione a dover, poter fare la differenza. Una solida corazzata, ancora una volta, in pole position per una bella fetta di punti alla domenica. Sorniona.

Scuderia Ferrari
Foto by ferrari.com


9 | Ferrari



La mamma è sempre la mamma, verrebbe da dire. Quella SF70H più "bassina" in lunghezza rispetto alla figlia. Una SF71H che riconquista le doti di finestra di funzionamento degli pneumatici che l'anno sempre contraddistinta, tranne con le famosissime nere "ribassate". Una versatilità che al sabato del Principato sembra essere ritornata in buono spolvero, nonostante una rivale tosta che ha seguito certe scie di quella mamma altrui di nome Gina. Tant'è, per riprendere un cammino lanciato, e sereno, divenuto complicato, forse troppo improvvisamente. Nonché inaspettatamente. Ripartita.

Aston Martin Red Bull Racing
Foto by f1-fansite.com


10 | Red Bull



La RB14 si dimostra all'altezza delle aspettative, riposte in primis da tutti i non addetti ai lavori. Una velocità annunciata da orde di cori in canto perenne dopo la campagna di Spagna. Una realtà che ha trovato la piena concretezza dopo le FP3 di questo sabato, quando l'oramai solo Ricciardo ha dato la prima mandata al catenaccio per la chiusura della partita pole position. Tutto secondo i programmi, non fosse che manca l'altra blue, quella col 3 in doppia cifra sul musetto, consegnata alle barriere della seconda delle piscine. Una svista in gestione piloti recidiva per i vertici di Mateschitz. Felina.

Gianluca Langella.

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