ORARI TV
SKYSPORTF1HD
Giovedi 20 Maggio

Libere 1 Ore 11:30 - Libere 2 Ore 15:00
Sabato 22 Maggio
Libere 3 Ore 12:00 - Qualifiche Ore 15:00
Domenica 23 Maggio
Gara Ore 15:00

DATI CIRCUITO
umero di giri 78
Lunghezza circuito 3.337 km
Distanza di gara 260.286 km
Giro record 1:14.260
Max Verstappen (2018)
ALBO D'ORO PILOTI
VITTORIE
Schumacher, Hamilton 6
Prost, Mansell, Hakkinen 3
Senna, Räikkönen, Alonso 2
Vettel, Verstappen 1
Button, Rosberg 1

POLE POSITION
Schumacher 7
Hamilton 6
Senna 4
Häkkinen, Räikkönen, Rosberg 2
Mansell, Prost, Alonso 1
ALBO D'ORO COSTRUTTORI
VITTORIE
Ferrari 12
McLaren 8
Williams, Mercedes 7
Lotus 6
Red Bull 3
Renault 1

POLE POSITION
Ferrari 13
Mercedes 9
McLaren 8
Williams 6
Lotus 5
Red Bull 2
Renault 1
Visualizzazione post con etichetta Formula 1 2017. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Formula 1 2017. Mostra tutti i post

“Noia stellare”
• Formula 1 • GP di Abu Dhabi: La certezza Mercedes


Yas Marina. "Ciao 2017!" Finisce il mondiale con una bella doppietta Mercedes, un potenziale messaggio in ottica 2018, un ultimo dominio decisamente inquietante. Il tutto sul tracciato di Abu Dhabi, un teatro che, a quanto pare, offre fascino e spettacolo ovunque, meno che in pista


Titoli di coda su questa stagione di F1, un anno avvincente, quantomeno fino ad ottobre. Un confronto che ha fatto vivere schiere di tifosi col fiato sospeso per lunghissimo tempo. 
Un mondiale in cui la componente umana, nelle vesti di pilota, ha tentato di prevalere, almeno fino a quando anche quella tecnica, la macchina, ha contribuito a dare l'indirizzo definitivo ai destini iridati. Un riflesso in tal senso l'ha restituito proprio l'andamento della gara di Abu Dhabi, in cui una noia stellare ha pervaso l'animo di tutti i sostenitori del globo della massima categoria.
Stellare, perché la stella a tre punte, la Mercedes, ha spaventosamente ammazzato l'ultima gara dell'anno, mostrando nuovi e poderosi muscoli.

Guarda anche...
Innanzitutto, a vincere è stato il pilota dotato della "vecchia" power unit, omologata nel lontanissimo GP del Belgio, Valtteri Bottas. Non il campione del mondo, Lewis Hamilton, che dalla sua poteva contare su una power unit fresca per i fatti avvenuti nelle qualifiche ad Interlagos. 
Il finlandese d'argento conferma la sua tenacia nel portare a casa la vittoria, sciorinando una gestione gara da pilota mondiale. Insuperabile in pista, di certo, aiutato dal layout del tracciato, da una interpretazione unica dell'ultimo, contorto, settore 3. Eppure si sente dire che il successo finnico sia frutto di un relativo interesse dello sfidante di giornata, lo stesso che, a rigor di logica, avrebbe forse concesso la pole al sabato per generosità, perché no.

Su tutto, un potere prestazionale Mercedes corroborato da una indistruttibilità tecnica davvero senza eguali. Una solidità eccezionale, un livello di affidabilità che costituisce la pietra miliare del successo di Stoccarda 2017. Un punto, il quale, gli sfidanti dovranno porre al primo posto dell'ordine del giorno, per quel che resta fino all'inizio di Melbourne 2018. E di coabitazione trattasi, in cima al taccuino, visto che, apparentemente, arriva dopo la gara di Yas Marina un verdetto che sancisce la costanza, la tenuta prestazionale, in rendimento, della power unit 5 omologata secondo la direttiva di Monza sulla W08 #44. 

Una direttiva che ha significato, di contro, le pene dell'inferno per la Ferrari, invischiata in problemi cronici di eccessivo consumo carburante sulle ultime specifiche di propulsori. E, di concerto, sul piano della prestazione esprimibile in gara, dove un massacrante fuel-saving ha ammanigliato sul ritmo le SF70H per oltre metà gran premio. Defaillance note dalla Malesia, da Austin, ritornate con lo stesso clamore proprio alla ventesima stagionale. Non a caso, la Gina #5 ha cambiato decisamente passo circa dal giro 40, iniziando una escalation di giri veloci, fino ad arrivare, all'ultima tornata utile, a poco più di un decimino dal record in gara. Un passo gara parziale, comunque, non all'altezza di quello delle due W08, ovviamente, anche migliorato per la residua quantità di carico di carburante.

Una realtà tecnica che avrebbe tolto, ugualmente, l'iride al paladino rosso di Heppenheim, anche senza quel maledetto trittico asiatico. Fermo restante gli indiscutibili meriti del Re Nero. Una strada impervia dinanzi i sogni di ritorno al successo mondiale in quel di Maranello. Più realisticamente, speranzosamente, un viatico inevitabile nel bel mezzo della guerra d'annata per probabili e forzati, reindirizzamenti, nonché fatali ritardi, sulle linee prestabilite di sviluppo. 
Un incidente di percorso, che dovrà restare tale, confinato in, e per, questo ultimo stralcio di stagione, pena, l'apertura ad un nuovo anno di noia stellare totale. 

Fine dei giochi. Si rimanda al weekend del 25 marzo 2018, il tempo in cui si aprirà nuovamente il sipario sulla beneamata Formula 1. Il tempo in cui, in Australia, tutti potranno scoprire se il 2017 è stato un anno isolato, oppure no, per la Ferrari nella fattispecie. La Mercedes, purtroppo, sembra essere già l'unica certezza. 

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP di Abu Dhabi 2017


Pagelle qualifiche da Yas Marina. Il palcoscenico della qualifica numero 20 è il tracciato di Abu Dhabi, un mondo sfarzoso in tutto, in cui a conquistare la pole è stata la W08 #77, quella del soldato Valtteri Bottas, proprio dinanzi allo specialista Lewis Hamilton.


Piloti

Max Verstappen - 5

Il cagnaccio d'Olanda non chiude in bellezza il mondiale 2017 in qualifica. Le prende da tutti gli altri, quei soliti cinque che per tutto l'anno, come lui, hanno avuto le tre migliori monoposto del lotto. Un Verstappen abbastanza schiaffeggiato dal compagno di box, un po' per tutto il weekend, sin qui. Una prestazione sul giro secco che non fa scopa con il suo trend stagionale, spessissimo, sovente, dinanzi la RB13 #3. Problemi di assetto, mal conciliazione della vettura bibitara con le pieghe di Yas Marina, a sua detta. Mai un complimento a chi, stavolta, è risultato a cronometro, più bravo. Seccato.

Kimi Raikkonen - 6

La rossa non ne aveva contro l'argentea, ed il più vecchio della compagnia si è preso, quasi, due decimi netti dall'amicone Sebastian. Tutto normale, lineare, non fosse che si è ritrovato in quinta piazza per un sopravanzante, forse, inaspettato. Una di quelle solite prestazioni che vanno a suggellare le orde dei suoi detrattori, più che di fatto, soprattutto per apparenza. "È andata così!" Una classica sua di frase, puntualissima per sintesi, per aderenza incontrovertibile ai dati di fatto. Un Kimi che viaggia bene, che ogni tanto, purtroppo, si ritrova a dover fare i conti con qualche scomoda figura di troppo. Infinocchiato.

Daniel Ricciardo - 8

Daniel Ricciardo doma la pista di Abu Dhabi con un grande, relativamente, inosservato giro veloce. Infligge un netto distacco all'olandese volante, frega la SF70H #7 del finlandese rosso. Una prestazione che, questa volta, fa il paio con le sue dichiarazioni al venerdì. In scia alla Ferrari ci è stato eccome, una eventualità lontanissima dall'essere possibile dopo i primi due turni di qualifica. E invece l'australiano smagliante trova quello smalto che era sicuro di poter mettere sull'asfalto liscio di Yas Marina. Una sorta di colpo da biliardo, una prestazione tipica di un gran manico quale è Ricciardo, troppe volte mancata nelle precedenti qualifiche dell'anno. Una buona opportunità da podio, per chiudere al meglio un non facile 2017. Cannoniere.

Sebastian Vettel - 8

Perde la prima fila per manifesta superiorità del team anglo-tedesco. Conduce una qualifica perfetta, nei limiti prestazionali offerti dalla sua Gina. L'ultima qualifica per una coppia che ha fatto grandi cose, in tempi di monopolio altrui. Un pilota che proverà a giocarsi una vittoria impossibile in quel dell'emirato. Un campione sereno, che ha incassato, ingoiato, che continua a tenere il miglior decoro possibile, nonostante la sconfitta iridata. Un pur sempre maestro del giro secco, che a fronte di record assoluti altrui, ingiustamente è considerato un gradino al di sotto. Una qualifica che non rispecchia le sue ultime volontà, desideri, 2017, una realtà prevedibile negli esiti visto il layout del tracciato. Una ammissione di umiltà immensa quando riconosce all'ex australiano della F1, Mark Webber, di essere sempre andato più forte a Yas Marina. Signore.

Lewis Hamilton - 9

Lewis Hamilton sghignazza dopo essersi tolto il casco sulla griglia di partenza. Dopo averle prese dal Bottas di turno. Un Re Nero che nulla ha potuto contro la W08 #77, che ha chiesto tutto, ed oltre, alla sua vettura senza riuscire nell'impresa di chiudere l'anno del suo quarto titolo in pole. Un errore ad Interlagos, una variabile finlandese imprevista nell'emirato arabo. Un uomo che riconosce di aver perso un po' il passo nel mentre dell'ora di qualifica, che riconosce i dovuti meriti al compagno di colori, risultato più bravo su un suo semi-fortino. La vittoria è di certo nelle sue note, ma a giochi conclusi non del tutto scontata. L'ultima occasione per dimostrarsi il perché di questo suo quarto titolo in cascina. Accomodante.

Valtteri Bottas - 10

Bottas ci riproverà all'ultima, dopo aver perso la penultima, sebbene partente in pole. Seconda pole di fila per un ragazzo giovane di Finlandia che, dopo la chiusura dei titoli, ha ripreso ad andar forte, fortissimo visto il nome del battuto di giornata. Un momento da assoluto protagonista, da dover sfruttare in partenza per tentare di involarsi alla vittoria. Un momento cruciale, forse, per l'anno venturo, una parziale prova di maturità a cui il suo di destino sembrerebbe chiamarlo. Una bella opportunità per battere il Re Nero anche in gara, per rispondere alle critiche, per diradare tante nubi addensatesi dopo il rientro estivo. Rinvigorito.

Team

Red Bull - 8

Di solito, a salvare la baracca ci pensava il prodigio di Max Verstappen, stavolta ci ha pensato quello di Daniel Ricciardo. Una RB13 che dal Brasile ha misteriosamente perso lo smalto messicano, tornata nel livello di forma standard dell'anno. Ombre che sembrano essere diventate una conferma, una sospensione posteriore fantomatica che sembra non più presente viste le ultime prestazioni. Un affanno dovuto anche al comparto power unit Renault, un ultimo step evolutivo che ha creato patemi affidabilistici generalizzati. Un anno in parte raddrizzato, soprattutto per la classe dei due alfieri di Milton Keynes. Una squadra che tenterà il colpaccio nel vicinissimo 2018, forse. Ridimensionata.

Ferrari - 9

Quando ci si trova su di un tracciato presentante un intero intermedio rettilineo sorgono i problemi. Problemini, nella fattispecie, una evidenza che vede il concetto monoposto SF70H di difficile conciliazione con il lento-veloce. Una decente qualifica, nonostante i decimi rimediati dalla migliore del lotto. Un miracolo, l'ultimo chiesto alla beneamatissima Gina allo spegnimento dei semafori rossi, fino alla bandiera a scacchi. Una potenziale opportunità di vittoria che a meno di mezze catastrofi in quel di Stoccarda non potrà mai materializzarsi. Una signora macchina, prossima alla pensione, che si spera possa concludere la comunque bella carriera in grande spolvero. Principessa.

Mercedes - 10

La W08 conquista con sfrontatezza, con ingordigia, una intera prima fila. Una vettura solidissima, innanzitutto, velocissima quando c'è da tenere l'acceleratore a manetta. L'ennesima pole annuale, una ennesima conferma della sua forza sul giro secco. Una dinastia che non cessa di dominare, soprattutto dopo quattro anni, un tempo in cui gli altri dovrebbero aver potuto capire più di qualcosa. Ancora tempi di assoluta gloria, meritata dalla prima qualifica dell'anno, nonostante qualche sgarro ricevuto dalla sfidante di rosso dipinta. Una squadra che ha arginato qualsiasi velleità, che ha mostrato un livello di maturità elevato, a tratti irraggiungibile. Divina.

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

“Relativa rivincita”
• Formula 1 • GP del Brasile: Seb, gara di orgoglio


San Paolo. "Sebastian Vettel vince il GP del Brasile". Una frase che a sentirla pronunciare da tanta soddisfazione, una piccola liberazione per il vincitore, innanzitutto, per la Ferrari dopo ultimi mesi molto complicati. Un bollito per antonomasia, Kimi Raikkonen, che verbalmente, poi, oltre che in pista, sminuisce uno spocchioso Lewis Hamilton.


Finalmente ci siamo. Trattasi di briciole, per carità, eppure questa bella affermazione del cavallino rampante in quel di Interlagos ci sta a pennello. Un momento di gloria circoscritto nella globalità del discorso iridato, una relativa rivincita, soprattutto fuori dalla pista. Tante le critiche, pesanti, all'indirizzo di un quattro volte campione del mondo quale è Sebastian Vettel, alla Rossa che ha avuto evidentemente un lungo periodo no.

Ma la ruota della fortuna gira senza sosta, e questa volta il puntatore si è fermato sullo spicchio rosso con la stigmate di Maranello accompagnata dal numero 5. Si perché, di casualità potrebbe essersi trattato, visto che il tedesco è quel pilota che, d'improvviso, si fotte di paura quando si trova ruota a ruota con Verstappen, si fa infilare a destra e a manca quando parte in pole, si scaraventa nei guai quando si gioca, sempre in partenza, una gara già vinta. Lo stesso pilota molle di carattere, ed ovviamente di manico, che si sbarazza di Ricciardo e Verstappen in Cina. Sempre quello che ha fatto un sol boccone di Bottas in Bahrain, al Montmelò, ad Austin, ed all'imbocco della famosissima "S do Senna" nel pronti via, risolvendo la pratica vittoria in Brasile. Lo stesso pilota che allo scatto in Bahrain, nel corpo a corpo della prima curva al Montmelò ed allo start di Austin, parcheggia l'altro, fresco, quattro volte campione del mondo, Lewis Hamilton, che in Russia, Monaco ed Austria, bivacca chissà dove, chissà con chi, nel mentre del weekend.

In ultimo, Sebastian Vettel ha sofferto di poca lucidità, di lassismo, superficialità, e quant'altro, durante la sfida iridata, specie quando ha subito lo strapotere della vettura d'argento nei rettilinei di Montmelò, Kemmel, ed Austin. Ah, no, ha subito la straordinaria grandezza del campione del mondo 2017, pardon, al cospetto del quale sono briciole, appunto, le cinque vittorie, le cinque pole position, in lotta contro la Mercedes, alla guida di una Gina azzoppata in piena estate, affondata in pieno autunno, impotente sul piano power unit in innumerevoli occasioni. Proprio come quando a Baku dovette farsi in quattro con la sua SF70H, lungo l'autostrada di partenza, per tener dietro prima losche figure di power unit Mercedes dotate, poi il Re Nero. Lì dove, la cavolata dell'anno, la ruotata, lo ha bollato quale professionista incapace nel reggere la pressione. Un calderone iniziato a seguito di quel misfatto azero, ingigantito a dismisura, fagocitante tutto quanto, di buono e non, avvenuto, poi, fino al Brasile.

Insomma, facile ricordare sempre quello che si reputa più comodo ed opportuno, a seconda degli esiti, dei momenti, della più pura convenienza, concentrando le valutazioni in un orizzonte temporale ristretto e soggettivo. Piuttosto, fa strano che il vincitore d'annata conduca strenuamente una battaglia oramai inesistente, poiché chiusa, stravinta, a seguito di tangibile assillo perpetuo sui residui destini dell'ufficiale sconfitto. Un'ansia anomala, di prestazione, amplificata dall'erroraccio in qualifica alla Ferradura, evidente dai team radio in gara, dalle spavalde ed ineleganti dichiarazioni al parco chiuso, finanche nei confronti del soldato Valtteri. Forse, esasperato da quella realtà, parzialmente occulta ai non addetti ai lavori, secondo cui, nel Circus, tutti sanno tutto di tutti.


Un asset caratteriale ancora tipico del pilota inglese, contornato da puro delirio di onnipotenza per una rimonta, bellissima, buona per lo spettacolo, consistente cronometricamente nel recupero di poco più di una dozzina di secondi sul vincente, perdente. Su per giù, lo stesso distacco accusato gradualmente dopo il rientro della safety-car fino all'unica sosta sulla prima posizione virtuale, ahilui Vettel, mentre gongolava la mondovisione della sua sconfinata classe con, in mezzo, una decina di vetture sventurate da ridicolizzare. Un manipolo di comparse, rimaste sul suo palcoscenico appena dopo lo spegnimento dei semafori rossi, fino al monumentale muro finlandese rosso, che, in svantaggio di mescola, è stato l'Iceman che tutti conoscono. 

Un comportamento evidente, figlio, probabilmente, di quella debolezza, insicurezza, di fondo, insite nel suo modo di essere. Entità assopite dalle disgrazie altrui, desumibili da oggettive esternazioni infelici, dalla ricerca spasmodica di esaltazione del suo talento. Per questo, una sorta di disturbo ossessivo compulsivo in agguato, che potrebbe tornar fuori, primo o poi, in tutto clamore. 

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP del Brasile 2017


Pagelle qualifiche da San Paolo. Ad un Lewis Hamilton lasciatosi andare in Ferradura in Q1, ci pensa Valtteri Bottas a dare l'ennesima pole alla Mercedes. Ferrari solida in Brasile, con entrambi i piloti, con un Vettel in pole fino all'ultimo tentativo.


Piloti

Sergio Perez - 7

Il Messicano si rivede in Brasile, dopo essere sprofondato in patria anche in riferimento al compagno Esteban Ocon. Una qualifica di lieve riscatto, un pilota che ha sofferto una difficile convivenza in seno alla Force India, anche dopo aver, diciamo, scacciato Nico Hulkenberg. Alti e bassi, in ogni caso, troppo spesso in sofferenza, se non sempre in qualifica. Un ragazzo che mostra certi limiti, anche a dispetto di una classifica piloti 2017 che lo vede comunque dinanzi il compagno. Una solidissima prestazione nella terra di Senna, di Massa, tanto per rimarcare l'appartenenza continentale, e dare uno squillo lì dove tutti lo chiedevano. Riesumato.

Daniel Ricciardo - 6

Il Danielone d'Australia conferma il trend stagionale anche in Brasile, dietro al compagno di colori, anche di un bel po'. Sarà che sulla #33 abbiano montato qualche novità, sarà che Max ha ancora più sicurezza, eppure Ricciardo sembra un tantino più sottotono del normale. Apparentemente senza brio in Brasile, in normale adempimento di un compitino dove dimostra solo di aver acquisito i saperi minimi. Una fine di stagione molto stonata per il #3 della griglia, una serie di indizi che tendono a costruire una prova. Un anno che gli sta proponendo un finale difficile, un risvolto da sculacciata quando di connotazioni negative se ne contano davvero poche. Un mistero australe. Dimissionario(?).

Max Verstappen - 7

Tutto facile per l'astro dei Paesi Bassi della Red Bull. Pare partire male nel weekend, ammette di dover lavorare sulla sua vettura, ci riesce con una sconcertante puntualità. Una pista che l'ha reso protagonista di una gara scorsa sensazionale, un tracciato che evidentemente predilige moltissimo. Tanti sarebbero gli aggettivi per esaltare la sua attitudine alla velocità, al giro secco, la verità è che Verstappen va avanti per la sua strada. Un ragazzo che sembra avere un disegno ben preciso, al quale il puzzle pare incastrarsi e completarsi molto più velocemente del previsto. Un coccolato in seno al team di Milton Keynes, pur senza perdere, quasi mai, l'occasione per dimostrare di meritarsi la massima considerazione. Vellutato.

Kimi Raikkonen - 8

Torna Kimi, ma non troppo, con Hamilton sarebbe stato, molto probabilmente, quarto in griglia. Comunque gagliardo a sprazzi, particolarmente ad agio sulle gomme non buone per la conquista della pole. Chissà, forse una avvisaglia di quanto possa far bene in gara, forse no. Un Raikkonen troppo spesso alla finestra, troppo spesso poco abile nel sfruttarne la visuale. Un campione che si trova, a dieci anni dalla conquista del mondiale, in lotta con tanta gente davvero tosta, sveglia, fresca di mente per anni di età in meno. Un pilota da apprezzare per l'impegno, nonostante tantissima gente la pensi diversamente a riguardo. Normale.

Sebastian Vettel - 9

Sebastiano sapeva di averne di più, rispetto a se stesso, ma non l'ha voluto trovare nell'ultimo tentativo. Non succede spesso un giro superfucsia come quanto fatto in Messico, oppure ha sottovalutato il finlandese d'argento. Insomma, cari detrattori, un'altra occasione persa, peggio ancora, proprio quando Hamilton si era concesso in Q1 di sbattere a muro. Ahi, ahi, ahi, questo tedesco dal cuore latino, poco lucido, semmai svogliato, superficiale. Manco la pole numero 51 è stato capace di conquistare quest'oggi in Brasile. Capita, anche questo, perdere la pole per soli 38 millesimi, un batter d'occhio che lo pone per l'ennesima volta in prima fila. Poca roba quando ti giochi ogni qualifica contro la vettura regina sul giro secco, da quattro anni. Ammutolito.

Valtteri Bottas - 10

Un simpaticissimo finlandese rinasce appena dopo la fine dei giochi iridati 2017. Ritorna ai primi fasti di stagione, freddo, efficace, capace di giocarsi la pole fino all'ultimo tentativo. Va forte Bottas, dalle libere del venerdì, si erge a salva bandiera Mercedes restando l'unico in qualifica dei grigi di Stoccarda. Un epilogo già scritto, un autore occulto che continua a creare vivissime speranze agli avversari diretti, sgretolando nel momento che conta qualsiasi lieto fine. Un autore di nome Valtteri, quest'oggi, lì sull'asfalto, fra i laghi di San Paolo, gocciolato inutilmente da nuvole beffarde negli ultimi 3 minuti di Q3. Riabilitato.

Team

Red Bull - 8

La scuderia di Milton Keynes consegue la sua sporca figura anche a San Paolo. Una prestazione in blocco decisamente soddisfacente, contornata dal giro perla della dichiarata nuova, futura, prima guida. Una squadra in relativa apprensione vista la moria dei kers sulle ultime power unit Renault d'annata. Un finale di stagione comunque da incorniciare, anche per l'epilogo della qualifica in terra carioca, su di una pista dove la componente propulsore conta, eccome. Nonostante le ombre regolamentari addensatesi sui bibitari dopo la straordinaria prova in Messico, anche se solo, od in particolare, con la RB13 #33. Una Red Bull che pare aver imparato la lezione, che pare aver preparato una base solida per l'anno venturo. Forse no. Ratificata.

Ferrari - 9

Alla Ferrari non mancava nulla per la conquista della pole brasiliana. Fatto non accaduto, come altre volte in questa stagione. Su tutto, una SF70H che sembra tornata ad una certa dignità, alla costanza e versatilità caratterizzante la sua prima parte di mondiale. Un ripristino di sistema che è avvenuto troppo tardi, mesi di tempra che si spera serviranno in un futuro prossimo per un Cavallino Rampante finalmente maturo. Una buona opportunità domenicale, una occasione ancora propizia per vincere il primo gran premio dalla doppietta d'Ungheria. Una sfida, più che con la Mercedes di Bottas, con il fato, entità che ad un certo punto sembra aver contribuito, seppur in minima parte, alla resa di Maranello. Rinsaldata.

Mercedes - 10

Questione di benevolenza, chissà, come avvenuto in quel di Città del Messico. La Mercedes imperversa nel ruolo di vettura da qualifica, ma questa non è una novità dal 2014. Ah, vero, c'è Bottas in pole, appunto. La W08 fa paura, specie per l'affidabilità della sua power unit 4 che ha esordito in Belgio. Una chiave, vera, dalla parte del successo globale di Stoccarda. Un ambito in cui la stella a tre punte ha certamente meritato i titoli mondiali di quest'anno. La maturità, questa sconosciuta, l'altro punto di forza. Il resto, perché c'è, è roba buona per la Mercedes, non identificata pienamente all'opinione pubblica, normale. Chi vince ha sempre ragione, e la vettura di quest'anno, in qualifica, ha sempre dimostrato di essere la migliore del lotto. Senza se e senza ma. Regina.

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

“Il Buono, il Brutto ed il Cattivo”
• Formula 1 • GP del Messico: Un remake moderno


Città del Messico. Domenica piccante nel paese dei chili, una gara risoltasi in una manciata di metri dallo start. Un triello di sfida per la prima curva, una situazione tipica in cui a spuntarla è stato il solito Max Verstappen. Un piccolo scontro tra Lewis e Seb che li condanna all'inferno messicano.


Una mossa sagace, a dir poco, del cagnaccio d'Olanda, un tedesco in pole metaforicamente bucato per due volte, poco prima che l'ala anteriore della SF70H #5 andasse a forare la posteriore sinistra della sorpassante W08 #44. Questa, la battaglia ultima che ha risolto il GP del Messico 2017, una scazzottata di bad boys priva di repliche per i rimanenti 70 giri di gara. Un film dal finale doppiamente capovolto, dove, a ricordare la colossale pellicola di Sergio Leone, stavolta è stato il cattivo a fregare il buono ed il brutto.

Al "Cattivo", Max Verstappen, non la si fa. Un terribile ragazzo che si esalta nei corpo a corpo, che sguazza nel cinismo più assoluto. Una sorta di bravissimo cuoco che, in men che non si dica, prepara il pentolone col più classico dei soffritti come gustosa base per la cottura, finanche, del campionissimo di turno. Una condotta di gara, poi, stellare, ad un ritmo imperioso, inavvicinabile per uno smunto Bottas, figuriamoci per un Raikkonen censurato nelle vicine retrovie alle prese con la Force India di Perez per troppi giri. Un assolo orange, un risvolto di fine stagione relativamente imprevedibile per chiunque. Una ombra abissale che pare aver completamente inghiottito Daniel Ricciardo, oramai in inarrestabile espansione, entrata prepotentemente sull'orizzonte del nativo di Heppenheim, facente capolino su quello del Lord di Stevenage. Su tutto, un olandese volante stavolta perfetto, chirurgico nelle sue mosse in pista, inapputtabile sul piano della legalità di intenti. La vittoria più bella e meritata delle tre conquistate finora, quella più matura, ancor più autorevole, stupenda.

Il "Buono", Sebastian Vettel, finisce sul banco dell'imputato. Doppiamente raggirato, in quella doppia chicane, una frittata cocente causata involontariamente. Già, proprio il buono, l'aggettivo esemplare, nemmeno l'unico, "striscionato" dalle orde dei suoi detrattori, spuntati come funghi d'autunno. Il fesso della compagnia, del mondiale 2017, anche facile da infinocchiare quando partente in pole su di una pista presentante un bel pezzo di strada dritta fino all'imbuto della prima curva. Definizioni di comodo, di carattere parziale nel senso più assoluto, allo stesso tempo tendenti ad una distorta ingiusta generalità. Anche solo ricordando i fatti in partenza di domenica scorsa in quel di Austin. Più coscientemente, qualcuno stavolta è stato più bravo di lui, sebbene il merito si contrappone spesso al demerito, sebbene esiste il precedente di Russia. Nonostante, nell'ennesimo rimontone dell'anno, sono emerse le sue buone possibilità di vittoria visto il ritmo gara profuso dalla sua Gina. Finisce qui, lì, a Città del Messico, anche se il verdetto della partenza messicana ha significato ancora pene dell'inferno per la Ferrari ed i ferraristi, ma l'autocritica di Sebastian dovrebbe essere, restare, l'unica corretta frontiera di giudizio. Ammesso e non concesso che gli venga riconosciuta codesta di qualità dall'immaginario collettivo.

Il "Brutto", Lewis Hamilton, non di fatto, soltanto per esclusione, è la vittima della scazzottata, nel giorno in cui covava la chiusura dei giochi iridati con la vittoria. Si salva, giustamente, corrucciato nell'idea che il rivale tedesco lo abbia deliberatamente speronato. Ignorante di quel sovrasterzo di potenza, forse, accusato dalla Ferrari #5, quale probabile causa scatenante del tagliente contatto. Un Lewis in patimento, più che per i danni vettura, per l'orgoglio, per la privazione di intenti, per una pena ingiusta sentenziata da un processo superficiale, nonché senza appello. Tutto è bene quel che finisce bene, a vincere è quel pilota di nome Max, l'altro, di rosso vestito, è monitorato da un grande fratello di nome muretto Mercedes. Una voce soave, allietante, a sostegno dell'animo del leone nero di Inghilterra ferito e trascinato occasionalmente nell'inferno Ferrari, da Vettel. Un lieto fine per il brutto della compagnia messicana, col quarto mondiale archiviato, in bella vista in bacheca, con l'esorcismo del titolo 2016 perso dal sottovalutato Nico Rosberg.

Il "Brutto" può bivaccare, l'unico a sapere ancora in quale tomba si nasconde il malloppo. Il "Cattivo" sta intuendo il segreto, inizia a sentirne il profumo, vuole assolutamente provarne il sapore. Vuole il malloppo, innanzitutto ai danni del "Buono", finito rovinosamente al suolo con l'amaro in bocca, ancora col cappio al collo tranciato dalla freccia d'argento scoccata dallo sghignazzante e sfuggente "Brutto". 

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP del Messico 2017


Pagelle qualifiche da Città del Messico. Un giro superfucsia di Sebastian Vettel allieta un periodo durissimo della Ferrari e di tutti i suoi sostenitori. Il solito Hamilton piegato anche da un infuriato Max Verstappen.


Piloti

Esteban Ocon - 7

Il francese della Mercedes, Esteban Ocon, continua a crescere. Il mondiale volge verso la fine, e questo nuovo astro nascente d'oltralpe è oramai una non più sorpresa. Demolisce il pupillo di casa, Sergio Perez, il suo compagno di squadra, disperso in decima piazza a circa 9 decimi. Una prestazione eccezionale, venuta su per la dedizione, la grande professionalità, il cristallino talento di guida. Una scommessa di pilota che pare di già un successo, un gioiellino che la Force India potrà tenere tra le proprie fila forse solo per il prossimo anno. Un ragazzo pronto, prontissimo, impressionante per costanza di risultati. Un roseo futuro che assume sempre più le sembianze di un florido presente. Maturo.

Kimi Raikkonen - 5

Il momento Ferrari è stato complicato, ma Raikkonen sembra, a volte, metterci anche del suo in negativo. Troppa la differenza tra la SF70H #7 e la #5, davvero troppa. Un Kimi lontano, imbambolato, apparentemente senza particolari problemi, di fatto relativamente disperso alla Perez. Un giro da qualifica senza mordente, loffio, sancito dall'imparzialità del cronometro. Una di quelle prestazioni per cui il finlandese è definito da molti alla stregua di un peso morto per la Ferrari odierna. Al sabato messicano ha preso parte in qualifica quel Kimi lì, l'inspiegabile. Svogliato.

Valtteri Bottas - 6

Di Finlandia in Finlandia. Bottas rimane nella dimensione, un po', avulsa del dopo vacanze. Quarto in griglia, una posizione che non rende giustizia alla monoposto che si trova a guidare, la neo-campione del mondo W08. Un trend che pare ormai irreversibile, anche sul tracciato messicano che sembrava ben disposto a sorridergli. In realtà una prestazione di assoluto rilievo stavolta in riferimento al pianeta Mercedes. Solo di 24 millesimi più lento di sua maestà Lewis Hamilton. Un Bottas che veramente, quantomeno in Messico, sembra riuscito nell'intento di digerire l'aggiornata W08 della Malesia. Rientrato.

Lewis Hamilton - 7

Le giornatine no investono anche i migliori, nella fattispecie il tanto idolatrato Lewis Hamilton. Un ultimo giro non degno del miglior poleman di tutti i tempi, visibilmente al limite con la vettura nell'ultimo settore di pista. Una qualifica imprevista per il nativo di Stevenage, una sorpresa in negativo per moltissimi. Una casualità del tutto naturale, quantunque qualsiasi uomo non è infallibile. Un palcoscenico quello di Città del Messico che lo propone in apertura della terza fila, in una delle giornate di qualifica meno esaltanti della Mercedes. Comunque, un mondiale da chiudere definitivamente, nulla conta più del suo quarto titolo in bacheca. Contratto.

Max Verstappen - 9

Ritorna l'olandese volante in tutta la sua magnificenza, in tutta la sua classe di pilota. Un possibile mattatore delle qualifiche messicane dalle FP3, una nomina mantenuta con autorevolezza fino alle porte della Q3. Un Max che ha trovato nel cronometro un muro insormontabile, un tempo sull'1:17.5 dal quale non è riuscito più a schiodarsi nel momento decisivo. Un pilota che ha avuto tutto dalla sua attuale RB13, alla quale ha dato anche di più. Una guida davvero particolare, per abilità assoluta, per facilità disarmante nell'attitudine alla velocità. Un ragazzo giovanissimo che non smette di fare la sua voce grossa, sempre. Non ne parliamo quando fuori dalla pista. Uno che fa paura a tutti, proprio tutti. Affamato.

Sebastian Vettel - 10

Un coniglio dal cilindro di nome Sebastian Vettel, questo è quanto ha riservato il burlone tracciato di Città del Messico. Una SF70H in versione mascherata fino all'ultimo giro della Q3. Una prova di forza per rintronare un tantino chi ha perso la fiducia, chi ha mollato anche la speranza di vedere una ancora bellissima Ferrari. Un pilota che sa fare lo stessissimo lavoro del poleman migliore di tutti i tempi, come quando ad avercela la miglior vettura era proprio lui. Un giro facile anche in riferimento al cagnaccio olandese che si ritroverà di fianco in partenza, l'occasione propizia per esorcizzare l'orrore di Singapore. L'occasione migliore per regalarsi e regalare una nuova gioia, soprattutto per addolcire gli animi rossi feriti. Anche a rischio di rinsaldarne il rammarico. Grandioso.

Team

Red Bull - 8

La Red Bull sembra intenzionata a ritornare in alto, molto in alto. Una vettura abbastanza cresciuta, che trova certezze nel suo giovane campione sull'asfalto levigato di Città del Messico. Una monoposto spinta anche dalla nuova power unit Renault, grazie alla quale sembra ritornata una più decente velocità sul dritto. Un buon lavoro di recupero attuato da Newey & Co., un plausibile spauracchio in chiave 2018, magari anche per Mercedes. Una squadra che ha iniziato leggermente a parlare meno, in cui solo il gelido Helmut Marko continua a gestire in maniera discutibile la sfera vivaio. Un discorso comunque parallelo alle buonissime prestazioni in pista degli appannati "bibitari". Una dimensione forse spettrale, così, di punto in bianco, per il carissimo Daniel Ricciardo, piombato in un purgatorio messicano alquanto inaspettatamente. Ascendente.

Mercedes - 8

A cose fatte, concluse, la Mercedes può anche permettersi una normale qualifica in terza fila. Una notizia sonora dal rientro estivo, un accomodamento forse, in minima parte, concesso per una power unit #4 avente un cospicuo chilometraggio sul groppone. Una giornata non da extraterrestri, su di un tracciato per buona parte, ed in teoria, di certo non sfavorevole alle peculiarità della W08. Semplicemente un normale sabato in cui, per un motivo o per un altro, ad essere stati più bravi sono stati gli altri. Un sabato da comprimari, venuto in un momento della stagione opportuno, quello in cui le briciole possono anche essere lasciate per strada senza conseguenza alcuna. Rilasciata.

Ferrari - 10

La Rossa di questo periodo è croce e delizia per eccellenza. Una vettura davvero stupenda la SF70H, che nonostante una buona serie di problemi ed ombre, varie ed eventuali, sa ancora incantare, pur non potendo far sognare. Una bella Ferrari, nonostante tutto, soprattutto tutti. Una prova di orgoglio, di coraggio, una prestazione vera, limpida, costruita e tirata fuori con pazienza. Una squadra decisamente più distesa, rasserenata nella rassegnazione, ritornata lucida, almeno in Messico, dopo le sberle rimediate dalla sfidante di Germania. Un bel sabato da trasformare in una bellissima domenica, almeno per scacciare, momentaneamente, le paure di tutti i tifosi. Sorprendente.

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

“L'ultima illusione”
• Formula 1 • GP degli Stati Uniti: La stessa musica


Austin. Dall'estremo oriente, all'estremo occidente, la musica è sempre la stessa. In un fortino di Lewis Hamilton, la Mercedes conquista l'iride nei costruttori. L'inglese spegne il lumicino rosso con un successo d'autorità, coccolato e premiato puntualmente da una inarrestabile statistica in suo favore.


In Texas iniziano a chiudersi i giochi iridati 2017, grazie ad un monumentale Lewis Hamilton. Un pilota che dal Belgio è diventato una cima insormontabile finanche per il quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel. Una storia a senso unico iniziata dal rientro dalla pausa estiva, un assedio finale che ha scardinato qualsiasi resistenza della Ferrari. Un sogno iridato rosso svanito sotto i costanti colpi della corazzata di Stoccarda. Una squadra letale, feroce, crudele, padrona assoluta di un limite apparso alla portata, rivelatosi soprannaturale per il cavallino rampante.

Lewis e Sebastian, due facce della stessa moneta, lanciata in aria dall'Australia. In volteggio sospeso fino a Monza, fin quando il grigiore Mercedes si è abbattuto con tutta la sua potenza. Una moneta caduta rovinosamente al suolo, con la faccia Vettel rivolta verso il basso. Una figura emblematica, di estrema sintesi, riguardo l'andamento di questo mondiale di F1 2017 che ha sancito una fine anticipata delle ostilità, l'inizio di una agonia Ferrari.
Una irreversibile condizione portatrice di effimere illusioni, di brucianti delusioni, in cui sono del tutto inutili le recriminazioni sulle occasioni perdute, sul mancato cinismo in varie circostanze. Nemmeno il ridurre la sconfitta finale agli inciampi fondo e power unit da sollievo, due questioni rimaste a metà strada tra ingiustizia sportiva e ammissione di colpa a cavallo dell'estate. Fatti evidenti, producenti innegabili effetti di snaturamento concettuale della SF70H, permessi all'apparenza da un assecondamento politico varato dal quartier generale a Maranello.
Inutile considerare quali errori di valutazione tali antefatti, a fronte di un nemico scaltro, pugnalatore alle spalle. Un machiavellico carnefice, troppe volte, graziato a fianco scoperto, fatale in qualsiasi situazione propizia. Un avversario da colpire su tutti i fronti, da studiare con ancor più estenuante scrupolosità, da raggirare, da lasciar incorrere in minimo errore, da azzannare mortalmente nel pieno della sua sicurezza.

L'ultima illusione viene dal GP degli Stati Uniti, dove la Gina pareva faticare in riferimento alla gemella guidata da Kimi Raikkonen. Un anomalo affanno con carico di benzina, una coperta divenuta stranamente corta anche sul piano prestazionale. Un fine stagione misterioso, poco credibile, in cui la SF70H ha mostrato una incostanza inconsueta. Forse, una Ferrari, un Sebastian Vettel, in armistizio da quel famoso proclamo sul podio di Monza. Una vettura laboratorio, perchè no. Una ultima specifica di power unit che registra improvvise problematiche di consumo carburante. Un eventuale sacrificio in chiave 2018 per tentare di sorprendere l'invulnerabile Mercedes, naturale mattatrice del tracciato texano, condotta dal Lord di Stevenage.

Hamilton ha raggiunto il suo quarto mondiale in carriera. Ineccepibile sul piano della guida, cresciuto ulteriormente dopo la sconfitta iridata 2016. Un Lewis che ha imparato anche a fare il nuovo Rosberg, dal quale Vettel può e dovrà ripartire per spodestarlo. Pur senza dimenticare che la Mercedes si è garantita, anche con ogni mezzo, la miglior monoposto dell'anno. 

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

“Le pagelle di RED F1 GP”
• Formula 1 • Qualifiche GP degli Stati Uniti 2017


Pagelle qualifiche da Austin. Solito copione in quel del Texas, la Mercedes continua imperterrita il suo dominio su uno degli ultimi "Tilkodromi" meglio riusciti. Il Re è il solito Lewis Hamilton, accompagnato dallo sfidante Sebastian Vettel.


Piloti

Max Verstappen - 5

Lo stato dei cowboys da rodeo restituisce un Max Verstappen offuscato. Una qualifica in netta controtendenza, una misera sesta piazza che stride non solo nel confronto col vicino di box. Un rompicapo difficile da risolvere quelle pieghe molto tecniche e peculiari del tracciato di Austin per il #33. Un pilota in balia della pista, lungo qui, largo lì, con una vettura bizzosa ed imprecisa. Un ragazzo che ha avuto una piccola battuta di arresto, ultimo dei migliori sei della griglia di partenza. Anche al Fenomeno possono capitare giornate no, ci mancherebbe. Comunque una posizione di partenza comoda e scomoda allo stesso tempo, buona per trovare lo spiraglio della prima curva, seppur a tiro dei cagnacci alle sue spalle. Battuto.

Kimi Raikkonen - 6

Kimi in settimana ha compiuto i 38. Una bella età per un pilota di F1, tra l'altro impegnato sulle monoposto forse più fisiche di sempre. L'anzianotto della compagnia, all'apparenza un tantino spento, o per bocca dei più maligni, passivo, passeggero, e via dicendo. Una prestazione buona, paritaria al millesimo con quella di Ricciardo, lontani entrambi poco più di 4 decimi dal poleman texano. Una circostanza, un distacco che dovrebbero far placare gli animi dei detrattori, quantomeno fino alla bandiera a scacchi. Un pilota che esattamente 10 anni fa era acclamato da campione del mondo con la Ferrari. Un ormai uomo che starà guardando a cosa fare oltre la pista, che nell'attesa del ritiro si impegna sebbene spesso senza impressionare. Ritardatario.

Daniel Ricciardo - 7

Ricciardo d'Australia ancora una volta batte il famigerato Verstappen. E batte il finlandese rosso tanto per avvalorare la tesi che vede lo scopiazzatore di turno avere sempre la peggio. Un recupero prestazionale al sabato all'apparenza più concreto in questo fine di stagione, che in Giappone ha celato una efficacia in gara non all'altezza della sua fama domenicale. Un uomo mercato, dichiarato tale da tutti, visto anche il rinnovo del giovane astro nascente che condivide il box bibitaro. Un pilota ancor più sotto i riflettori, entrante in una possibile condizione di stress aggiuntiva, alla ricerca di un sedile buono al di fuori di Milton Keynes. Un ragazzo sulla carta utile anche alla rossa, nonostante la presenza del suo ex compagno di squadra 2014. Concentrato.

Valtteri Bottas - 8

L'altra faccia di Finlandia pare ritornata ad un certo smalto. A quello standard per lo quale la casa di Stoccarda, a suo tempo, optò per un suo ingaggio. Un Bottas che illude in chiave prima fila tutta d'argento, costretto a soccombere sotto la furia rossa di nome Sebastian. Una seconda punta ancora spuntata, priva di quel guizzo da fuoriclasse che una vettura come la W08 tende a valorizzare. Un Valtteri che svolge un ottimo compito dopo troppi sabato a spasso nelle vicine retrovie, in un affanno quasi cronico, nonché allarmante. Uno scudiero utile alla causa Mercedes innanzitutto, di rimando e nell'eventualità anche al suo caposquadra di pista. Uno status ormai acclarato, definito, tenuto con un atteggiamento talvolta di sufficienza. Un buon pilota e nulla più!? Si vedrà. Riabilitato.

Sebastian Vettel - 9

Un calmissimo Vettel molla il colpo all'ultimo giro utile della Q3 di Austin. Una bella falciata di decimi di ritardo derivati dalla grandezza sul giro secco del suo diretto rivale 2017. Un coniglio dal cilindro, più verosimilmente l'unico tentativo in cui ha chiesto tutto il potenziale alla sua Gina. Una bella finestra domenicale, che lo vede relativamente secondo alla bandiera a scacchi per una SF70H non ben indentificata sul ritmo gara. Un finale di stagione che deve riprendere quantomeno un cammino normale, per tentare di capire i veri valori finali in campo. Una speranza abbastanza viva consistente nel sogno di vincere la maggior parte delle ultime quattro gare. Una impresa ardua, poiché siamo ancora alla ricerca di quella Ferrari intravista solo a Sepang. Presente.

Lewis Hamilton - 10

Il Re del Texas conferma la sua carica sulla pista di Austin. Veloce, velocissimo per chiunque, imbattibile in tutti i suoi fortini. Lewis continua imperterrito a mettere mattoncini per il suo quarto titolo mondiale, incurante dei demeriti altrui. Un cammino fin troppo lineare, una costanza in qualifica che ha significato un'arma in più contro l'ostico rivale rosso. La statistica sembra essere sempre dalla sua, innamorata di un pilota mattatore specialmente in certi posti del mondo. Una ascesa costruita da Hamilton, ben "sfruttato" dalla Mercedes, ben supportato da una W08 raddrizzata dallo stesso in molte occasioni critiche. Grandissimo.

Gianluca Langella.
Leggi tutto ►

F1 | GP Focus

F1 | Casa Verstappen 2021

RUBRICA | Quella volta in...

Random F1

Follow